Bambola sognata
Daniela Dessì
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Adoravo le bambole,
lunghe ciocche boccolose ripiegate sul vestito di velluto,
porcellana levigata color cera sul viso dalle perfette proporzioni
che piccole dita sfioravano con grazia
attraverso la vetrina del negozio antico
per non sciupar la fantasia di un sogno nella mente di bambina
dimentica dell'infanzia spensierata.
Trasmigravano pensieri
in un'altra dimensione trasfigurata come vera,
all'apparenza era il mondo felice che desideravo,
perduta tra vasetti di caramelle gommose
e un'infinità di giochi sottratti all'età fanciulla.
Il sogno è lontano,
non si compra per due soldi
che il tempo non restituisce più
se non con lacrime sporcate di fatica,
ora che la bimba è cresciuta,
il sorriso di donna è cambiato,
porta il segno degli anni
ai margini piccoli solchi scavati sulla pelle...
guarda ancora dalla vetrina del negozio cadente
con occhi disincantati la bambola sognata,
ricordando con nostalgia
il passato rubato.
©
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L'autore
Daniela Dessì
Amo la poesia, la profondità del sentimento che ispira, quel tocco magico che vivifica ogni cosa, imprime la vita all’inanimato, nobilita l’effimero inconsistente che si confonde col nulla. Forse si nasce poeta o forse no, pochi lo sono veramente col cuore, hanno la capacità di leggersi dentro e guardare al mondo
Commenti (2)
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Ventola raffaele24 marzo 2015
Poesia nostalgica che prende il cuore, scritta bene e con immaggini molto belle e suggestive.
Rosetta Sacchi24 marzo 2015
Quando si cresce tutto cambia, persino il modo di sorridere, ma nessuno ci può impedire di sognare e, magari, di tornare con la mente al passato, a quel mondo fantastico di bambole di porcellana e giochi infantili. Resta il desiderio non avveratosi di quell’ultima bambola, sognata. Ma appartiene al passato.


