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Riflessioni 26 marzo 2015 · lettura 1 min · 1694 letture

Lettere morte di prigione

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Jim27 142 poesie pubblicate
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Entravo e sempre ritornavo nel buio, dietro il sipario mentre fuori erano ancora tenebre rigate da un cielo di sbarre. Rubavo e ancora rubavo gigli dal tuo cuore e quattro denari, quattro pezzi d'argento miseri come chi semina vento. Uccidevo a ancora morivo vagabondi e cimiteri ai margini, la disperazione tua e dei nessuno impiccata a rami d'albero bruno. Scrivevo e ancor ti riscrivevo lettere senza casa e alfabeto, lemmi incatenati di sentimento dove moriva - solo - il mio pentimento.
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Commenti (1)

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Diana Blancato26 marzo 2015

La poesia riproduce una difficile situazione autobiografica e una desolata condizione interiore è apprezzabile per la spontaneità e l'autenticità dei sentimenti, continua a scrivere versi, la poesia è punto di riferimento ideale e spirituale per l'uomo, ne trarrai sollievo!