233 lettori online · 355.850 poesie · 7.580 autori
La Piazza Entra Iscriviti
S Scrivere Poesie & Racconti
Pubblica
Home Poesie Spirituali
Spirituali 28 marzo 2015 · lettura 4 min · 1244 letture

Una Canzone per il Triduo pasquale - L'Angoscia dell'Ulivo

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
+ Segui
Ei orava nel Tempio d’un prato, spasimando a’ nembi superni, piagneva all’estremo suo Fato tra ‘l coro degli Angioli eterni, e al volto tremava impaurito, singulti di preci interrotte, i salmi al fatal Infinito; è sempre più Notte. Tremava a’ compari dormienti su’i sassi de’i tremuli ulivi, solingo pe’i legni soffrenti nel grido degli ultimi rivi, e mesto aspettava ‘l Destino, le scolte del tristo Demòne, un sandalo a terra ferino, la cruda Passione. I tremiti al labbro irrequieto spezzarono i santi lamenti, un sorso di fiele e d’aceto scendeva alla gola, e i tormenti andavano folli e illusori d’un Calice tolto e consunto. Ma andranno i fatali aspersori sull’Uomo defunto! Batteva le mani a una pietra in duolo che dir non si puote, s’ergeva alla tenebra tetra, le membra ansimanti ed immote. Udiva nel petto un tremore, un palpito alla Furia feroce, un fior che si squarcia nel core; è giunta la Croce. Piagneva al recordo degli ermi, al Sole del ciel nazareno, i guardi, le speni, gli infermi, il frutto d’un vergine seno. Gridava alla Madre lontana, al sonno de’i stanchi fratelli, la spene ansimava sì vana a’ queti arboscelli. In lagrime stava a membrare i queti villaggi redenti, il lago, ‘l Giordano e del mare melliflui e terribili i venti. Membrava la mesta Maria, dal sasso salvata e dai crudi, che tolse dall’orrida via, dal core de’i drudi. Lagnàvasi a Lazzaro e a’ morti che alzava dal sonno supremo, a’ figli da’i morbi risorti, le bimbe dal tumulo estremo. Membrava colui che gli disse: «Signore, ti prego: ch’io veda!», gli storpi che un dì benedisse pe’i quali fia preda. Nel core un dolor deleterio temprava sudando nel gelo, copriva le nenie e ‘l salterio d’un funebre e lugubre velo. Lagnava alla Sorte assegnata, fremeva alle posse del Dio, co’ voce tremante e ansimata chiedeva: «Son io?». Ansante chiamava i compari, bugiardi ne’i giuri proposti or quando agli altàr tutelari il pane ei donava co’i mosti. Ma questi sen stavano in sonno, temendo pur essi la Vita; né lagne spezzare ne ponno stanchezza infinita. Tremava all’udir che gemeva un nembo tra gli astri e la Luna, che trista la Notte faceva se istessa più cupa, più bruna, e a un ramo gli apparve una forma d’un torvo Demòne irridente, le fiamme alle gote e in sull’orma, terribile dente. Mirava che questi inghiottiva le terre d’un negro sudario, che al Spirto nel volo appariva e al santo e divin reliquario, che ‘l Tempio struggeva ridendo, nel foco d’un cupo tremuoto, al corpo d’un legno tremendo avvinto ed immoto. Scorgeva che un Calice aperse le nubi del cielo notturno, il sangue le terre n’asperse dinnante al Demòn taciturno. Piagnendo accettava la meta, morire in tra immenso dolore, del Nume appagare la pièta per te, peccatore. Allora ei n’udiva le scolte, le lagne del misero Inferno, le spade di tenebra avvolte, maëstre di doglie e d’ischerno. Giungeva l’estremo momento, la Morte schiudeva le grotte. Veniva ‘l mortal patimento; e fuvvi la Notte.
♥ 0 💬 0
© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

Tutte le opere →

Commenti (0)

Accedi per lasciare un commento.Accedi

Ancora nessun commento. Scrivi il primo!