Ghetto
Salvo Scamporrino
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Vicolo buio tra vicoli bui che fanno ghetto,
ragazzo triste tra ragazzi tristi senza rispetto,
bidone che rotola sospinto da vento crudele
che passa e ripassa sulle vite di questa Babele,
scende la notte a ricoprire ogni speranza
a soffocare qualsiasi urlo in questa mattanza,
tra poco l’alba sarà sempre uguale a se stessa,
domani il sole illuminerà una città dimessa,
un luogo già dimenticato e da dimenticare,
da farci un muro alto da non poter scavalcare,
dentro un miscuglio d’anime perse e riperse,
abbandonate da tutti in queste vie sommerse
dall’indifferenza che violenta più d’ogni cosa
e fa sentire diversi: petali appassiti d’una rosa.
Ragazzo triste si guarda allo specchio la faccia,
pensa non valga la pena che la sua rabbia taccia,
prende un bel respiro e grida contro il mondo,
contro il muro di gomma che lo sta uccidendo,
contro la sua trasparenza che lo fa inesistente,
che lo rende invisibile a quella brava gente.
Quel grido risuona come tuono di temporale:
squarcia il cielo, scende giù e dritto risale,
è lo sfogo di chi vorrebbe fuggire via lontano,
oltre ogni orizzonte, ma è un tentativo vano
di tendere la mano a chi ti da spintoni e botte,
finita la voce, il ragazzo si perde nella notte.
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L'autore
Salvo Scamporrino
Nato in terra di Sicilia nel 1960, scrivo solo per passione e per comunicare ciò che sento o percepisco. Ogni idea o sentimento che viene esternato in qualsiasi forma va sempre accettato per quello che è. Criticare e giudicare è soltanto un punto di vista. Con questo spirito bisogna leggere e SCRIVERE.
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