La Terza Età
Ferny Max Curzio
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Innanzi a uno specchio stamattina
sono invero sobbalzato dall’orrore
Serenamente andrei alla ghigliottina
avendo già perduto il mio splendore
E se a qualcuno gli venisse voglia
infin di togliermi pure il suo saluto
credo non ne avrei nessuna doglia
condivido di non esser più piaciuto
Eppure un giorno sono stato amato
ed io vieppiù le dame ho consolato
Il mio Credo di dare e aver Felicità
parea che durasse per l’Eternità
Invece il tempo le cose ha cambiato
Lo specchio infame or l’ha ricordato
Non farò più il vagheggino amoroso
e stare nel mio sembrerà più decoroso
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L'autore
Ferny Max Curzio
Commenti (2)
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Pino Penny10 aprile 2015
detesto chi aprendo una poesia, non si sofferma però il tempo necessario per gustarla e capirla appieno. nella tua che scava tra il come eravamo e il come siamo ora c'è la malinconia certo ma pure l'oggi e l'accettarlo con autoironia così come è.Ma cogliere la poesia è solo del lettore umile che vuol comunque far sua l'opera di un autore... Ben faccia loro a noi l'allegria che non ci abbandona nemmeno e ci mancherebbe, nella terza età.Grazie della condivisione graditissima, Ferny.
chrysalis10 aprile 2015
I colori del crepuscolo possono avere gli stessi dell'aurora... basta saperli vedere e gustare. Mai smettere d'amare!


