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Ribellione 10 aprile 2015 · lettura 1 min · 3304 letture

Rovi nei prati

Duilio Martino 581 poesie pubblicate
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Nel vuoto svolgo nastri, vecchi inventari spolvero, archiviati, ma nella anima mïa nulla manca: i campi, i canti, i miei teneri inciampi, mille sterpi e la stanca, gli altari, gli astri, i salari, i disastri, poi vento, neve, il mio vecchio che arranca, i muti tetti e i tratturi svuotati. Come croci, i ricordi, incolonnati stan tutti lì, piantati in antri ardenti, alte steli e fulgenti a rammentarmi e miglia e lampi e fiati. Sulla pelle spalmati radicati nel petto, come stelle che bucano biancori, gagliardi fiori sui cigli ghiacciati. Pagano i pochi per peccati plurimi i cui postumi pesano su ignari, ingenui, prede di duri, di oscuri burattinai, contabili che ilàri il dolore dei deboli non toccano in diseguale crescita e farlocca: pagano i pochi passaggi imperfetti; periferïe urbane, senza storia, guadagnano la gloria i palpiti strappando ai prodi tetti. Morto è quel cielo aulente, il mondo è morto, è dei rovi ora il prato. La domanda è dolente: "Chi l’ha pagato il progresso agognato?"
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Commenti (6)

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santo aiello10 aprile 2015

Lirica che ha le caratteristiche di un viaggio a ritroso nel tempo ma che mantiene lo sguardo fisso nel divenire di una società, la nostra, malata. Chi paga il prezzo di tutto questo? I soliti, i deboli e quelli che hanno sempre e comunque pagato. Un'analisi amara di un bilancio fallimentare di questa nostra cosiddetta civiltà del benessere. Ma la speranza sarà l'ultima a morire. Applauso a questa poesia che è anche denuncia e riflessione.

Pagu10 aprile 2015

Rievocazione, riflessione e ribellione in una poesia stilata con eleganza e padronanza. Tantissimi gli spunti su cui riflettere in un lavoro corposo e complesso. Complimenti al poeta per lo stile davvero eccellente. Ottimo lavoro.

Paola Galli10 aprile 2015

l'abbiam pagato tutti! con la morte dei piccoli e grandi centri, pulsanti di passato ancora vivo, pregni di storia e di tradizioni, quelle che hanno reso sempre unico il nostro paese! antichi borghi, perle di bellezza e fascino, andati deserti e parzialmente in rovina grazie a un potere che logora ogni cosa, fagocita e travolge in nome del dio denaro!

Umberto De Vita12 aprile 2015

E' la prima volta che leggo questo autore e mi ha colpito particolarmente. Questa poesia sembra una denuncia a tutto il malessere che ci rende la vita un inferno. Molto apprezzata.

Sara Acireale16 aprile 2015

È una poesia di ribellione profonda contro tutte le ingiustizie di questo nostro pianeta. Mi ha colpito profondamente questa lirica per la verità che vi è racchiusa. "Chi l'ha pagato il progresso agognato?" Tutti noi lo abbiamo pagato, abbiamo subito gravi perdite, siti incantevoli non esistono più a causa della cementificazione selvaggia. A causa di ciò ci siamo impoveriti, il patrimonio naturale ha perduto fascino ma il Dio Mammona è allettante per alcuni uomini egoisti e sconsiderati che non tengono conto del malessere degli uomini e della terra.

Rasimaco18 aprile 2015

ho letto e riletto questi versi di eleganza ed armonica struttura difficilmente eguagliabili in cui si evidenziano fatti e misfatti ed il cui salato conto a pagarlo son sempre gli stessi. Si questa lirica non solo trasmette ma stimola più d'una riflessione... Molto piaciuta