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Impressioni 10 aprile 2015 · lettura 3 min · 1123 letture

Ode a un Crepuscolo di Primavera

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Nel fresco e mesto zefiro che intorno spìrasi, nell’ansia Primavera che si riprende, tra’ i blandi incanti e gl’incubi de’i pruni esanimi, l’aspide della sera trista si splende. Le spire sono lugubri, la guancia si ulula, l’alba Luna pasquale avvolge e stringe, e ne versa ‘l venefico umore putrido del sangue al maëstrale che ‘l vespro attinge; e pel fatal crepuscolo immane un spirito abbandona di Notte, sempre più cupo, tra l’argento de’i nugoli che si riposano, e d’in sull’orbe grotte n’ìstiga ‘l lupo. Allora i bronzi sonano pe’i sassi gotici degli altàr tutelari donde co’i scettri d’in su’i crocicchi immobili le streghe sorgono, come funerei mari, demòni e spettri. Frattanto ‘l cielo in tremiti giace, e tormèntasi, coll’impazzito senso dell’etra oscura che ovunque e trista làgnasi, a’ rivi e a’ frassini, e nel silenzio immenso della Natura, e lungi i monti in grandini perenni e orribili dalla sera inghiottiti, avvinti e avvolti tetramente ne vengono in men d’un attimo, e pe’i nembi infiniti i ghiacci sciolti tempestosi n’ondeggiano, sempre invisibili, e l’ombre della Vita e delle cime nel fior notturno fòndonsi, e qui ne mèndicano l’insonnia e inqueta e inclìta, l’ansia sublime. Così la serpe in tenebre agli astri spasima, come un verme d’avello la Luna eròde, d’ossa irridenti ‘l cenere, sudario indocile, e ispira ‘l folle augello, a Morte un’ode; e le ridde si splendono crudeli e in brividi ai sabbath tristi e osceni del prence terreo, e le coppe gorgogliano de’i filtri ignobili, de’i meschini veleni, un tino ferreo, e gli Elementi aleggiano in Furie barbare, nebulose di doglie, Caos sempiterno, come gràcil fantasimi che si lamentano per le sorgenti foglie d’in sull’Inferno. Ulula ancora ‘l funebre manto che tremola della zanna affamata del lupo insonne, pel qual rabbrividiscono nel letto i pargoli alla fola narrata dall’ansie donne; e ‘l pastorello perfido a quest’immagine d’un capro, occhio di sangue, tosto s’inchina, e gli offre ‘l fieno e l’etere côlto da Sàtana, e l’orizzonte langue di lampi e brina. Di Morte tinto un nugolo s’inebria d’àlighe che un ruscello ne dona all’alte sponde quando l’acque traboccano e ‘l suol ricoprono, e ogni lume abbandona le nubi bionde, e le campane strillano sempre più funebri, un cranio è ‘l Sol che muore, osso d’un uomo, gli occhi si decompongono al volto tisico d’un terribile core, d’un negro atòmo, e la Notte si scalpita, questo crepuscolo la Primavera uccide, e tetro strilla, e regna solo ‘l Dèmone, di dubbio incognito, e l’alba e ‘l giorno irride e in lazzi trilla. Oh Poëta, di tenebre è ‘l Tempo instabile!... È giunto ‘l vespro, e resta, più non dispare. Fu ‘l Sole un sogno affabile, un sonno docile. Ma ora vien la Tempesta, t’annega ‘l mare!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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