Apnea
Giorgia Spurio
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Come i rami
che vorrebbero tra i fili di nebbia
catturare della luna
la lucida fronte
e le bianche labbra
e le pallide gote ombrate.
E mi spezzo
e mi maledico,
e mi piango addosso
- all’angolo del fosso –
E attendo.
Se solo partorisse il cielo
e dalle rondini delle ciglia
nel bosco, si sveglierebbe
l’ululato degli adolescenti rancori,
dei giovani rimpianti,
e delle recenti –future- delusioni.
E mi avevi sorriso...
E mi avevi raccolto...
E mi avevi detto cose
- e mi avevi promesso-.
- E tu ignori –
Ho dalla foschia
la brina delle vesti dei fantasmi
sulle mani, sporche,
sulle dita la febbre,
sulle impronte il freddo
e l’apnea di un giorno.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Francesco Rossi17 aprile 2015
Un turbinio di interiorità che viene espressa in modo tale da entrare nell'universo percettivo del lettore.

