La morte delle rose
Patrizia Ensoli
1223 poesie pubblicate
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Quanta distanza tra le fughe alle pareti
piastrelle invecchiate, perdute e sole, cucite
a ventri affamati
di carne rosa.
Fuggi fuggi
da quest’aria asfissiante
necrosi di cellule
programmate alla morte.
Rose selvatiche, clandestine dell’ombra
disertrici
di un palcoscenico sporco di sangue.
Persiane invecchiate
vetri taglienti,
rampicanti solitari su muri, dove il mare si nega lo sguardo.
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Commenti (2)
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Pagu22 aprile 2015
Un momento di desolazione e tristezza narrato con immagini molto eloquenti che sprigionano tristezza. La descrizione delle rose (o del palcoscenico) è molto diretta e incute dolore. La poetessa sa usare bene le parole e immaginare la scena è davvero facile.
Anna6222 aprile 2015
Dimentichiamo spesso che queste persone non partono ma fuggono da Paesi dove scorre il sangue. Sono volti senza storia per noi, ma con un chiaro destino: soccombere all'aridità di ogni costa o morire in mare. L'imperativo è: "fuggi, fuggi" ben conoscendo da chi o da cosa fuggire, ma senza sapere bene verso quale dove, verso quale umanità troveranno accoglienza, quella vera, in cui riconoscersi uguali se pur diversi per cultura e specificità.


