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Sociale 22 aprile 2015 · lettura 2 min · 2117 letture

Weimar

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Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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"Man lebt ja so kurze Zeit und ist so lange tot": si cantava così nei cabaret berlinesi per tutti gli anni Venti; la vita di persone e di parole si rivelava per entrambe breve, ed allora valeva, in fin dei conti, approfittar dell’attimo fuggente, come già il gran Lorenzo proponeva nella Firenze del Rinascimento. Mostrava la Germania nuova faccia, irriverente, ironica, creativa, e senza impedimenti si viveva un’altra Belle Epoque, solo più misera e più cruda di quella di Parigi. Adorno, Gropius, Brecht, e Rilke, e Weill, e Benjamin, e Grosz, e Mann aprivano le menti a genti che fino ad allora erano state a lungo sottomesse. Mezzo milione e più d’Ebrei salivano ogni scala sociale, preparando per il futuro florida rinascita, dopo guerra crudele e rovinosa. Ci sarebbe voluto un po’ di tempo per ben risollevare la Germania, per trasformarla in un’immensa Olanda, per porla, nella pace, all’avanguardia di tutto il mondo, con vivaci idee. (E forse, se la crisi americana del Ventinove non avesse inferto quel colpo tanto grave alle finanze già deboli del popolo sconfitto, quell’atroce futuro dittatore psicolabile alquanto ostacolato sarebbe stato, spinto a andare in cura a Vienna, presso un certo dottor Freud.)
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L’idea di scrivere questa poesia in endecasillabi sciolti mi è venuta leggendo "Storia dell’Olocausto", di Klaus P . Fischer, ed. Newton Compton, 2015. E’ illuminante, per la comprensione della Repubblica di Weimar, soprattutto il capitolo 5, "Tedeschi ed Ebrei nel periodo di Weimar", in cui, a pag. 180, ho trovato le parole della canzoncina che riporto all’inizio della poesia ("Si vive tanto poco e si è morti tanto a lungo"), parole che mi ricordano quelle famosissime del "Trionfo di Bacco e di Arianna" di Lorenzo il Magnifico ("Quant’è bella giovinezza... ")

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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (2)

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sergio garbellini22 aprile 2015

Molteplici passaggi di storia passata, versi che riepilogano uno stato d'animo dopo la fine della guerra, una lirica letta con molta attenzione per i suoi particolari degni di nota. Un testo interessante per le sue variabili in continua tensione. Ricca di vicende e di significato. Apprezzatissima, complimenti all'autore.

Antonio Biancolillo23 aprile 2015

Ben collegati i riferimenti per fare entrare il lettore nelle giuste osservazione di un passato ... ancora troppo recente ...per non trasmettere più emozioni... Con maestria l'Autore ci fa rivivere momenti di storia in gradevoli e raffinati passaggi di poetica ... Molto apprezzata...