La porta

Se sono
dillo tu che cosa sono
se il verso maledetto
o solo un tuono
che rumoreggia e muore
nella valle
e ti sovrasta nudo
sulle spalle.
Confidami
se sono il tuo mattino
o il grido acuto e cieco
di un bambino
che piange e ciancia
come una civetta
perché con questo sole
sta in cassetta.
Ricordami chi sono
e cosa voglio
se sono un mare grigio
col germoglio
se le mie onde
fanno solo chiasso
o vagamente
se ne vanno a oriente
per nascere nel nuovo
indubbiamente.
Ripetimi chi sono
e poi ti lascio
sul tomo inamidato delle fole
un fiore bianco e rosso
di campagna
fragile e malridotto
un carro a otto.
Sono chi sono
e poi che te ne importa?
Io spaccio vita
tu blocchi la sua porta.
©
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Commenti (1)
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Maria Luisa Bandiera25 aprile 2015
Molto interessante questa poesia, un tema al quale mi sembra abbastanza difficile avvicinarsi ma più che azzeccato da questo autore, ho apprezzato molto la scorrevolezza nell'esposizione e in una chiusa interpretabile, a mio avviso, secondo il sentire e la sensibilità di che legge ...
