Vittoria
Giovanni Monopoli
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In alto l’invocare, salire su, ancor di più
e sulla vetta di quel mondo da scoprire, l’anelare,
l’ammirare il fiorire della vita coi suoi valori
e poi... il giocare con un dipinto canestro
posto lì, inerme, all’osservo... il centrare.
A delineare lo spazio... un cerchio
i suoi disegni e lassù issato uno specchio
a riflettere di movimenti inconsueti e felini
in quel circo chiamato esistenza
con mano a celare il viso,
con la gola arsa per l’incedere rincorsa
come una goccia del mare
tra le macerie poste alla sua riva.
Mani si proiettano repentine tra i sogni,
accarezzano l’aria, fendono il clima
nel recito di messaggio implorato
col fiato sospeso tra le corde imbevute di libertà
d’un magico filtro per la sospirata conquista
tra le radici in albeggio d’ogni mattino.
Sfugge la memoria come scheggia,
attimi a cercare tra le operose gambe
frenesia del correre in gloria, a schivare,
per quel traguardo, tra le maree lambite dalla luce,
a lungo rincorso tra le vie del destino
e osannato dalla sperata vittoria.
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L'autore
Giovanni Monopoli
Commenti (2)
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Clelia Maria Parente25 aprile 2015
Sono questi tuoi versi così belli e attuali, che ci portano a riflettere e a desiderare una vita migliore. Poesia letta con vero piacere... complimenti!!
Sara Acireale25 aprile 2015
La vita: come in un gioco di pallacanestro si anela a raggiungere la meta, di conquistare la vittoria. È una splendida metafora che ci fa comprendere che, per arrivare a uno scopo bisogna fare sacrifici, lottare. Non si conquista niente con l'inerzia.


