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Uomini 25 aprile 2015 · lettura 2 min · 1453 letture

Siamo quel che siamo

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mario conti 101 poesie pubblicate
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Mentre la Terra celebra la sua giornata di luce mani disperate cercano il sole, che li respinge. Puntando i riflettori sulle gesta atroci dei nocchieri della “livida palude”. Che strozzarono tre scheletri galleggianti per rubare i loro denti d’oro. Solo il mare si permette di non aver pensieri: Lui è il pensiero, in costanza d’arbitrio. Che abbraccia la terra cingendola ai fianchi in una morsa di tormento e di presagi disperdendo sulle correnti, per l’ingordigia dei serpenti, il pianto delle conchiglie sgominate dai granchi, senza chiedersi mai perché. Li hanno visti scomparire, piangendo e cantando, in una bara di cristallo piena di volti e di pezzi di luna pungenti come bottiglie rotte. Il vento, rumina le ceneri del cratere, per coprire la morte e ridare la pace. Nel sollievo dei benpensanti, per coloro, tanti, che attraversano il deserto, minato, seguendo sul canale la costellazione di Berenice. Per trovare rifugio in sudici campi nella pigra coscienza dei vili, che tornano dalle tavole rotonde incensate con le bandiere arrotolate ed i megafoni accesi sull’ovvietà gridando forte il nome di Colui che risorgerà. Dagli avamposti degli altari, sulla memoria tormentata dei letti vuoti, in gruppi di brezze e di barche arenate, nella sicurezza vacillante delle campane di vetro, per costruire dentro arene, gravide di peccati, le torri gemelle della vanità.
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