Siamo quel che siamo
Mentre la Terra celebra la sua giornata di luce
mani disperate cercano il sole, che li respinge.
Puntando i riflettori sulle gesta atroci
dei nocchieri della “livida palude”.
Che strozzarono tre scheletri galleggianti
per rubare i loro denti d’oro.
Solo il mare si permette di non aver pensieri:
Lui è il pensiero, in costanza d’arbitrio.
Che abbraccia la terra cingendola ai fianchi
in una morsa di tormento e di presagi
disperdendo sulle correnti, per l’ingordigia
dei serpenti, il pianto delle conchiglie
sgominate dai granchi, senza chiedersi
mai perché.
Li hanno visti scomparire, piangendo e cantando,
in una bara di cristallo piena di volti
e di pezzi di luna pungenti
come bottiglie rotte.
Il vento, rumina le ceneri del cratere,
per coprire la morte e ridare la pace.
Nel sollievo dei benpensanti,
per coloro, tanti, che attraversano
il deserto, minato, seguendo sul canale
la costellazione di Berenice.
Per trovare rifugio in sudici campi
nella pigra coscienza dei vili,
che tornano dalle tavole rotonde incensate
con le bandiere arrotolate
ed i megafoni accesi sull’ovvietà
gridando forte il nome
di Colui che risorgerà.
Dagli avamposti degli altari,
sulla memoria tormentata dei letti vuoti,
in gruppi di brezze e di barche arenate,
nella sicurezza vacillante delle campane di vetro,
per costruire dentro arene, gravide di peccati,
le torri gemelle della vanità.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!