Febbre
Grazia Longo
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Fronte madida di sudore
scotta la mia pelle
e ancor più le mie labbra riarse
astenia profonda in ogni parte del corpo.
Battono le tempie furibonde
come lugubri rintocchi
e ogni movimento è dolore
profondo, urente,
come fauci di ingorda fiera
che morde le carni e anche le ossa.
In fondo è solo una profonda sofferenza fisica.
Passerà e assaporerò la beatitudine del sua dipartita...
Un raggio obliquo penetra imperioso
-urgente e lacerante- come un grido,
della fessure inclinate della persiana
e taglia la penombra febbricitante
d'un silenzio.
Il dolore dell'anima è una goccia che cade
sullo stesso punto
e non smette il suo lavorio
neanche la notte.
Anzi è come un rubinetto rotto
che amplifica la sua eco puntuale e diseguale
quando tutto tace.
M'affaccio sconfitta sul giardino sospeso
e mi perdo in un turbinio di petali riarsi
ch'esalano effluvi selvatici, ancestrali,
rinvigoriti dalla vampa del sole che ruggisce...
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Grazia Longo
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