Frutto amaro

Prendilo tu questo frutto amaro
che cresce in braccio al vento del dolore
col sole inventariato nelle fiere.
Mettilo pure dentro il tuo bicchiere
che cala dal mio cielo ed è afflizione
col verbo incastonato nella bocca
col verso che svagato non mi tocca.
Dammela tu questa mela marcia
che segue e bagna il tempo del peccato
artatamente avuto e mai donato
col canto nenia triste di frontiera
che parla di una falsa primavera
nel gioco delle fate e degli gnomi
sopra la carta con scomposti tomi.
Fammi sentire l’odio e la tempesta
il tuono che si accasa nella testa
edificando pene e intendimenti
di strade senza uscite e volgimenti.
Spingili nudi in faccia alla ventura
con lampi tuoni scrosci ed uragani
ma fa restare intatto il mio domani.
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