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Amore 12 maggio 2015 · lettura 6 min · 2619 letture

La Ballata dell'ultimo Addio

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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A un tetro sguardo delle nubi oscure che tra le frasche la Luna argentava, presso un cupo castello s’inquietava un’ombra che lagnò d’aspre sventure. Una finestra rifletteva un fosco lume, e il verone alle molli candele si giaceva, e infiammava il cupo bosco e il pruno al pioppo spergiuro e infedele; e l’espèo ciel spandeva un fior di miele alle lontane vette, e l’ombra urlante dalle pietre fuggiva, e spasimante canzoni bieche ne gridava e dure. Presso un cupo castello s’inquietava un cavalier che lagnò aspre sventure. Al venir dell’aurora una fanciulla discinta lo seguiva, e scalza e mesta. Braccia gli avvinse al collo e a una betulla singhiozzando ‘l baciava; e la foresta le piogge ne gemea d’una Tempesta, ed ei sorrise, ed ella al labbro ‘l pose l’indice e disse: «Taci!», ed ei le rose delle gemme - ei! - baciava albine. E pure, presso un cupo castel che s’inquietava e al cavalier che lagnò aspre sventure, nel silenzio albeggiante e in questo nulla ella lagnava, e ‘l zittiva, ed ei a questa mano di donna or piegava, e la culla dell’Amor si scorreva, e l’alte gesta ei le cantava, dond’ella funesta udìa forse un presagio di tormento, ed ei ‘l placava, ed ella al fresco vento dell’alba si commosse; e le radure gemevano, e la Luna or tramontava. Presso un cupo castello s’inquietava un’ombra che lagnò d’aspre sventure. Il cavalier, allor, di tante cure al veniente mattin si tormentava, e costei al volto estatico mirava, ed ella sospirò tra l’ombre impure; ed ei la prese ai fianchi, ed ella in punte tra i sterpi alzava i piedi, e il volto al petto dov’era il cuor gentil del suo diletto follemente posò, e le man congiunte s’accarezzàvan reciprocamente, ed ella udiva i palpiti, ed ei ardiva berle il sospiro del labbro sveniente, ed ella rise, ed ei beò, ed ella ambiva i battiti baciargli; e si tradiva un respir di paüra, e l’onde intrise di pianto ei ne crollava, e un dito mise al suo labbro, e costei ‘l baciava e, funte l’ore del duol co’ sopraggiunte speni, ambedue si miravan nell’aspetto, e scendevano inquiete al lor cospetto le piogge dalle nubi in ciel disgiunte, e a lei solleticò un tremore i seni, e le mancàvan la forza e il detto. Presso un cupo castello s’inquietava un cavalier che lagnò aspre sventure. Frattanto l’orizzonte si brillava, e la Notte scendeva, e l’alba svelse, e nell’abbraccio il messer seguitava a calmar la fanciulla; e l’ombre eccelse dei valichi lontani contemplava, ed ella il guardo posava a quest’else d’arida Morte; e costui si scioglieva dall’amplesso soäve, e si piangeva... e stava per scostar quand’ella colse la sua destra fuggente, e in soffio ‘l prese, ed ei allor si voltò: e un guardo li avvolse perdutamente estremo, e un urlo intese, e gridò il Fato, e furioso si dolse (in) timidi sguardi! E la Notte or si arrese, di lui l’occhio contro il suo, e contro il mondo, fulmine invitto d’Amore iracondo. Angeli d’occhi parlavano intensi, e le pupille baciàvansi, e il liuto risuonato dal vento in suoni densi cantava una romanza; e il suo perduto cavalier ne spargeva i baci, incensi d’Amore sacro a un capello svenuto della madama che piangeva intanto, molle ricordo dell’udito canto. Egli tornava alla dama perduta, e l’occhio la incontrava, e nel sottile strale dell’alba schioccava febbrile un ultimo baciar, la spene muta. Tendeva il corpo suo al seno suo, al manto della veste sua falba, e lo guardava ella che pianse, e al collo suo affranto le braccia ancor gli avvinse, e lo chiamava, e le mani piccine gli posava alle guance, e ‘l baciava, ed era stretta di costui nell’abbraccio, e la saëtta del bacio si schioccava ormai voluta: ed ei le morse il labbro, ed ella il mento, i denti sulle labbra, e i mordicchianti sguardi, i respiri confusi nel vento, cuor contro i cuori dolci e spasimanti, e i respinti spergiuri, e le promesse, l’aspettative all’Ignoto dimesse. Nel bacio si passò l’ora temuta! Egli tornava alla dama perduta, e l’alba s’avanzava orba e febbrile. Allora tra le nebbie si svaniva come un’ombra d’un spettro il cavaliere, e nell’Ignoto costei lo seguiva oltre le smorte del cielo le cere, e le pupille or piangevano fiere. Alla guerra partiva il Trovatore, un bacio solo, una Notte d’Amore, ‘la tra le fronde s’udiva svenuta. E venne l’ora da sempre temuta, l’ultima sera d’un sogno d’aprile; ed ei n’errava, ed ella a un bosco vile pianse, lagnava, e morì... alma perduta! Perì per le doglianze dell’Amore, al suol distesa qual foglia cadente, e spirando sentiva la canzone dell’arpa trobadorica nel vento. Ma eternamente nel sogno ghermiva un bacio sempiterno, e l’annegava la foresta irridente, e la divina Natura; e ancora lenta s’allontana nella Morte feroce la madama, e urla, grida e s’infuria al ciel infausto, d’osso il crine disotto argenteo nastro, e il grido suo l’orizzonte ne intende. ‘La spirando sentiva la canzone dell’arpa trobadorica nel vento. Perì per le doglianze dell’Amore, al suol si giace qual foglia cadente. Folle, o tu che cammin, vagabondando d’Amore, ell’è tua muta tomba, misero Trovatore!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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