All'amico perduto
Dove sei andato, povero amico mio:
sei già nel passato, questo è un addio;
sembra un ossimoro accostare morte e vita,
ma sono la fine e l'inizio della stessa partita.
Io che ho gridato quando l'ho saputo,
io che ho imprecato per un intero minuto;
io che sapevo che quel mostro ti divorava,
ma non pensavo fosse la fine della strada.
Per troppo tempo non ci siamo frequentati:
impegni diversi, sogni naufragati;
ma, ora lo sai, ti ho sempre voluto bene,
t'incontravo volentieri nelle rare cene.
Non ti vedrò più, caro amico mio,
tu che sei già volato oltre il pendio,
e tua madre, disperata, abbracciava il tuo corpo,
e ancora non si capacitava che tu fossi morto.
Tutte quelle sere passate sui banchi:
mi rendo conto solo ora di quanto mi manchi;
tutte quelle ore sottratte al dormire:
adesso puoi riposare senza soffrire.
Sai, io mi chiedo a che cosa abbia portato
avere pianto, tribolato, aver lavorato,
se poi alla fine ci ritroviamo dentro una bara:
questa vita ci ha distrutto, questa vita non regala.
Non so per quanto resterò qui ancora:
il tempo che scorreva, adesso vola;
il mio male è sempre quello, ma non mi uccide:
è il mio pesante fardello, si soffre ma si vive.
Tienimi un posto vicino a te, come allora,
un altro amico ti è accanto, come fossimo a scuola;
abbraccia per me tutti coloro che ho amato,
amico mio perduto, ma mai dimenticato.
©
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