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Introspezione 21 maggio 2015 · lettura 3 min · 1152 letture

Ode alla Vita d'un giovane Poeta

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Oh tu, che pieghi al gelo, oh viver cupo, e che nel piover trascorri l’Eterno, e che copri di Morte il cielo, e ansando le grandini proclami, e che nel senso le spente foglie dei sogni m’ispiri, tu, Mostro ombroso, cui occhi son inverni che le nevi ne spargon, Orco insonne, e che m’andrai perenne a tormentare, ‘ve i tuoi velen mi son tue piogge e i venti, oh tu, non hai, né intendi qui gridarti la pietà che t’imploro, e osi tacere?... Voltati!... e guarda! Ti sono uno spettro: mi stai ferendo invano; e i freddi sogni trascorrono - acque - e scivolano via. Oh tu, che m’hai negato i fiori ascesi delle mie Primavere, e che le giovani vette d’Amor mi precludesti, oh insano, tu che m’inebri del vento ululante, e che ovunque mi schiudi e avelli e bàratri, e che un reo Temporal su me scateni, e che i sorrisi mendaci rendesti delle speni ghermite e delle donne, Dèmone antico, oh d’Erinni il Destino, tu, mi vedi qui ansando; e bêi di questo pianto, di queste doglianze secrete, e allor non sei fors’anche empio, crudele?... Tu sei l’Ombra che scorgo al mesto specchio: d’un cuor l’impronta sdrucita nel buio! In te io sognavo un meriggio, allorquando fanciullo e infante sorridevo ai nugoli, e il sogno era occhio di rosa e di canti, come un profluvio d’attese serene, e in una mezzanotte, io, Trovatore pregai alla Luna e a suoi candidi seni; e tu, Menzogna, tu che sei il Demonio, e che tuoni bestemmie ai lampi infami, e che pieghi le foglie dei sepolcri, orribile giungesti, e i sogni sparvero, e mi rimase un dono ora incompreso, un supplizio di Morte, l’Inquietudine. Della Vita mi resta un fior d’un Dio, consunto e folle: a me la Poësia! Mi renderai, crudel, oh tu, col bacio del fiele amaro di questa salsedine che ai boschi urlando piove, oh tu, che strilli insulti di tormenti, e che mi strazi, i sempiterni abbracci e i caldi baci che la mia gioventù ha fuggito incauta?... Silenzio! È muto il tuo labbro blasfemo, e intorno intendo il singulto d’un liuto, e cantar m’è dovere, e pianger tanto. Così d’accanto le Tempeste ammiro, e tremo all’orizzonte, il tuo, che osceno m’oscura il volto nel maggio defunto. Sono una salma che ordisce dei versi nell’avèl che mi copre: oh tu, mia Vita!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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