La stanza
I giorni corrono sparvieri
io mi difendo appena
dall'imperversar di nubi
infrante nel cuor supino
oramai seduto
a ricordar tempeste
rimorsi di incertezze
laghi troppo fermi
nelle lontananze di bei posti,
non ci sono arrivato
ho avuto braccia molle
nella mente vento forte
e un fuoco ardente di bolle.
Sto qua sulla mia sedia
nera mezza rotta
luna un poco storta
nel mio cielo bianco di beate
rondini di maggio.
Ho il mio pulsante respiro
d'uomo di ragione
non ho avuto capacità inerenti
al mondo ansioso e vago
che avevo davanti.
Ho combattuto poco
e male, senza sbarre di ironia
che il ferro faceva chiasso
solamente ignaro, arreso,
scabro unico assente.
Faccia da sgherro non ero
né ribaldo semmai sgangherato
e perso nelle mie sciocchezze
tenebre di tende grigie di merletto
in una stanza sfarzosa di sfacelo.
©
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