Er Sole la Luna
‘Na notte la luna stufa e avvilita,
de fa sempre la stessa, solita vita
decise de piantasse e aspettà er sole,
stanca de sentinne dì solo a parole.
E se mise lì ner cielo pallida e bella,
immobile, senza più rivoluzzione
decisa a ‘ncontrasse co’ ‘sto sole
che dicevano esse la più bella stella.
E poi giù dai monti scorse l’inizio di un lucore,
e ne rimase tarmente affascinata e stranulata
vedenno per la prima vorta er nascere der sole,
che tentò de fasse bella, sentennose impacciata.
Così se ‘ncotrorno i du’ astri, in un botto:
contro tutte le leggi imposte dar Signore,
in un capolavoro degno der mejo Giotto:
dimostranno che le leggi der Massimo Fattore
servono solo a mettete ar gabbio, galeotto.
E fu amore a prima vista, senza timore
er sole nella luna se specchiava,
con lei che se stordiva in quer bagliore
e l’adagio dei due opposti che trovava,
n’antra vorta riscontro nell’amore.
Così soli ner cielo giacquero in amore,
come du pazzi, in cerca de conforto
in un abbraccio lungo, pieno d’ardore,
e senza un domani, persi in quer trasporto
generarono un concetto, che se chiamò Dolore.
©
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