Beati fra i beati
Beati gli invitati alla casa
del signore, nella notte delle stelle.
Hanno conosciuto la ribalta,
un fugace paradiso:
l’Eden con tante deliziose mele.
Lui, il primo uomo, li accoglie
con il sorriso dell’ipocrisia.
Simbiosi di appartenenza: ...la nullità.
Si elevano a potenza,
nell’effimero momento,
consci che le ceneri
della dissolvenza, saranno
spazzate dal vento dell’oblio,
polvere di stelle della vita.
Luci che si accendono solo
nell’ opportunismo latente
nell’animo arido, alle ricerca
del sadismo della convenienza.
Aggregazione di elementi
della stessa tipografia,
la fotocopia della clonazione
del gene della dissoluzione,
con una sola componente:
il male. Un dolore fisico
continuo per la dimenticanza
del bene, circoscritto nell’infernale
cerchio che brucia le falsità
della loro esistenza.
Non conosce i principi della morale.
Si appropria di un potere
che vive solo nell’inconscio.
Disconosce la lealtà della stretta
di mano e dispensa l’egocentrismo
del proprio narcisismo,
nella muta parola... io sono.
Una grandezza costruita
con le basi del sogno
del castello di carte.
Un soffio e tutto crolla,
e rimane l’illusione,
non vuole andare via,
radicata nella mente.
E’ un fiore appassito: il girasole.
Cresceva per innalzarsi nel cielo,
conosce l’onta della normalità.
Un essere simile agli altri,
ma senza l’umiltà del povero.
Il ricco che compra tutto,
anche l’amore, non la morte.
L’equilibrio della coesistenza,
l’astratta realtà terrena in contrapposizione
alla concretezza divina,
dove l’identità si annulla.
Non volti, non abiti firmati.
Appare solo la nudità dell’anima.
Tutti ammassati
nel limbo d’attesa.
©
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