Fuga al pomodoro
Mesta la bocca col braccio asciugavo
la mano sul ventre enfiato passavo
lo specchio impietoso un immagine densa
rimandava
con tiepida danza di singhiozzi affannati
ancora un estate senza lustrini
senza la forza d'essere amata
l'anima a briciole stente
strisciava
l'istinto vitale spegneva l'incendio
di gocce di sale
diritta la schiena
tornava
e con un dolce sorriso
la vita rientrava sul palmo di mani
che leste premevano il succo glorioso
di pomodori maturi.
E mentre l'aroma bollente s'alzava
in esso portava all'Eterno
il sospiro
che è fuga che è riscatto
di una vita che sembra morire di noia
ma che invece semina gioia.
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Commenti (1)
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Patrizia Chini30 luglio 2007
crestività, sentimento... una lirica diversa, una fuga attuale di tutti noi che teniamo all'immagine e che a volte siamo in difficoltà per questo... Satira che diverte ma fa anche riflettere.!