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Riflessioni 30 maggio 2015 · lettura 4 min · 1427 letture

Ode alla Malattia del Crepuscolo

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Quest’è l’istante, l’attimo tubercolotico dei tetri Sentimenti, dei patimenti, del Fato inesorabile, l’ora in cui sangue il cuore versa al terrore, la malattia dell’Anima che geme e s’agita che non so dove china, forse a una spina, cupamente al crepuscolo, come al tramonto il Sole muor sulle viole; è il Tempo d’immutabili doglie di femmine, quando Iddio s’è perduto, lo sconosciuto, quando la Croce esanime proclama eterna Morte, la nostra sorte, dei singulti che passano torvi e frenetici, l’ora dei folli canti, d’insani pianti che dall’occhio si cadono, dall’iride malata che giace orbata, come Notte d’immobili ciechi di tenebre, nel petto ansioso e aperto abbiam sofferto, al labbro muto i farmaci bevuti e singhiozzati, i freddi Fati, quel che si scorre, il vivere, l’incauto attendere l’ambita guarigione d’una passione, e i Tempi si compiacciono, e fuggon pei ruscelli dei tetri avelli. Allor irremovibili i bronzi squillano le lagne dei defunti, veli trapunti di nudo ferro e spasimo, la malattia, la Poësia sono tutt’uno, e scorrono, e s’accompagnano, e all’orizzonte muore debol l’Amore, e noi... e noi, i miserabili siam loculi viventi in preda ai venti, siam gli spettri spasmodici, gli eterni epìgoni, i vermi della fede, caduti al piede del veleno di Sàtana, il ventre putrescente del Ciel vivente, la tosse ombrosa e tisica degli aspri gemiti che in mesto e crudo pianto al camposanto curva scioglie la vedova, del Fato nostro adorna, furiosa Norna. È il Tempo degli Spiriti, occhi deïstici, morbo della Ragione, senza canzone, dove son vani i rapsodi, i parroci e i profeti, dove gl’inquieti Orchi, i Demòni sorgono, donne seducono, uomini il sangue a terra spingono in guerra, per l’impotente nugolo che minaccioso gira in negra spira. È l’ora delle tremule febbri malariche, di stare stesi a letto, dubbio e sospetto, come un scialbo cadavere, i verdetti aspettando e spasimando del fuoco incontestabile truce degli Inferi, è il momento dei smorti animi assorti nei sepolcrali e lugubri cancelli, le candele, cero infedele, l’attimo d’urla e d’orridi sospiri spastici, d’esser mangiati inermi dai nudi germi delle selve desertiche, di urlare e di soffrire all’avvenire, dove regna l’incognito, l’inconoscibile, malattia che si vive nelle corrive Furie fatal del Dèmone, morbo spirituäle dell’Ideäle, una vampa che flebile gemendo spasima, una ragna sdrucita d’incauta Vita, quando nell’ira d’Ecate strappa del spiro il sajo all’arcolajo la Dea, geniàl Proserpina, Ade salmodico, quando giova la strega l’aspra congrega, la setta dei diabolici intrugli della scienza, fioca demenza. Malia oscura e anonima, serpe satanica, la nostra stirpe cade, le tombe invade, e viene tardi il medico, non ha la medicina, e si declina, e i mari delle lapidi tosto ci inghiottono, e in nero e tristo dòmino ci stringe il Diavolo, in questa sofferenza, senza coscienza, siam destinati a un tumulo di questi urlanti ossami, secchi fogliami. Sàtana egli è, è Lucifero il Distruttore incauto, lingua di vipera, voce di flauto... È giunto il crudo, il Mostro, spalanca il rostro. Ma in tanti e folli brividi, d’intorno giace un farmaco: a Te, o Croce, mi prostro, e sono atòmo, e Ti contemplo, o Dio, e sono salvo, e sono domo. Ed ecco l’Uomo.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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