L'ultima dimora
Nella morte, il ceto sociale
non si appiattisce. Il luogo
dell’ultima dimora offre
ai benestanti un diverso
trattamento. Il riposo eterno
è confortato da lussuose
cappelle, con marmi luccicanti,
lapidi costose, intarsiate e
lavorate con finezza.
Sulla splendida porta d’ingresso,
una grande scritta, con il nome,
il casato, l’encomio ed infinite
benemerenze. Intorno, alberi
secolari, quasi a protezione
del lungo sonno. Che nessuno
disturbi, sembrano vogliano dire
ed allontanare anche nella morte,
quei poveri signori,
che da vivo ha osteggiato
per la pochezza finanziaria.
Anche adesso
fa sfoggio della sua ricchezza.
Ricoperto sempre da fiori
freschi, in un ambiente
confortevole sbandiera la croce,
alta ed imponente,
con ostentazione,
per far sapere della sua presenza,
della sua potenza, della sua forza
e schiacciare, ancora una volta,
quei miseri resti mortali, vicino a lui.
Privi di fiori, di croce, anonimi.
Dimenticati da vivi
ed assenti nella morte.
Ma la loro anima è già in paradiso.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Anna6231 maggio 2015
Certo, il divario tra ricchezza e povertà non viene meno neppure in un luogo dove nessuno si è portato con sè nulla. Sono i vivi che continuano lo sfoggio del loro status vivendi e così al povero rimane un piccolo loculo, anche se non è detto che sia privo di fiori quando a venir meno non è l'affetto verso chi ci ha preceduti verso altra dimora. Riguardo al paradiso avrei le mie riserve, perché nella ricchezza e nella povertà si può essere comuqnue uomini giusti. Piaciuta per la tematica che spinge a personali considerazioni
