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Amore 2 giugno 2015 · lettura 1 min · 2611 letture

Scendevi, soave, scale di quarzo

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Lisippo Ugenta 10 poesie pubblicate
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Scendevi, soave, scale di quarzo eburnee chiocciole d'alabastro dorate, fulgide come il bell'astro ch'al vespero cielo rosseggia in Marzo. Sfioravi, leggera, libri di rose fiori pallidi dalle bianche stole vellutate e pungenti sulle gole sboccian'in te come perle preziose. Osservo, lontano, gli occhi marini son' specchi celesti, gemme d'azzurro candide, pallide, timide, rare. Sculture, ermi crisoelefantini eburnei, aurei, dolce sussurro di pietre tu sei ambra crepuscolare.
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Lisippo Ugenta
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Commenti (1)

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Antonio Terracciano2 giugno 2015

Una poesia, a volte, come una donna, ha bisogno di qualche piccolo neo, di qualche quasi inavvertibile dissimmetria per essere ancora più bella. E' il caso di questa poesia d'amore, un sonetto non canonico. Ma quanta grazia, quanta eleganza, quanta finezza! Inizia con un titolo quasi montaliano ("Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale") , per addentrarsi, poi, in tematiche forse più vicine a Mallarmé, con quella ricerca costante di parole rare, di accostamenti non ovvi e di aspirazione all'assoluto. E' un gran bel lavoro.