Paratus sum emori

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La morte fa parte della vita, le pensiamo insieme a confabulare tra loro come sorelle, scherziamo per far capire che siamo pronti per il nostro ultimo viaggio. E così verseggia, nella chiusa, l’autrice “Per un istante perenne/fingere un malore scoccato in cielo/e liberarmi… all’infinito”
scritta con grande maestria ha il merito di trasportare in altri mondi e in altre atmosfere... e far sognare è la cosa più difficile.
La morte fa paura perché l'unica realtà sensibile che ci è dato conoscere è la vita... di cui peraltro non conosciamo il senso né la finalità, né da dove nasca che sia caso fortuito o trama di un disegno. Vi sono momenti però in cui comprendiamo, quasi come in un lampo intellettivo- emozionale, l'importanza della morte, la sua necessaria esistenza... ed è allora che siamo pronti ad accettarla, è allora che non ci fa più paura, è allora che la vediamo come atto liberatorio dello spirito e del corpo. La paura e la fatica di vivere, quella "insostenibile leggerezza", superano di gran lunga il timore del possibile nulla? Si, senz'altro. E quando lo constatiamo, la morte è sconfitta. Eccellente poesia, autrice che non tradisce mai le aspettative
anche se spesso si tiene lontano il pensiero della morte, ci appartiene è il completamento della vita senza 'luna non ci sarebbe l'altra, l'unica cosa certa che ci appartiene... una lirica magistrale stilata con la solita bravura dell'autrice, il mio sincero elogio
invidio l'Autrice per l'umiltà e per la forza interiore nell'affrontare un argomento che sinceramente mi mette paura... paura non per me stesso ma per chi potrebbe sentire la mia mancanza... versi profondi che lasciano il segno





