591 lettori online · 358.738 poesie · 7.574 autori
La Piazza Entra Iscriviti
S Scrivere Poesie & Racconti
Pubblica
Home Poesie Impressioni
Impressioni 3 giugno 2015 · lettura 5 min · 1084 letture

1815 - Immagini d'un Accampamento di Vita notturna

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
+ Segui
A un focolare un bivacco gemeva, e tremule canzoni alzava al vento, e l’orba sera in tenebròr splendeva, e l’orizzonte urlava di tormento, e una ronda la Notte n’attendeva, e intorno andava con un passo lento, e un nappo ergeva un brìndis militare a Marte, del guerrier il Tutelare. Alcuni prodi pulìvan lo schioppo, ben altri si lustràvan gli stivali, bevèvan l’ombre al ramoscèl d’un pioppo, e un dado si lagnò ai giuochi fatali, e un tamburino camminava zoppo, e un’aria osava ai freddi maëstrali, e seduti ai ruscèl di vil campagna i prodi stàvan tra i gaudi e la lagna. Nel cielo oscuro, frattanto, la Luna a vestire le nubi s’apprestava, e il ciel pareva un’argentea laguna che le deposte spade illuminava, e l’argento lunàr per questa bruna Notte di campo, in effetti, brillava; e lungi un lupo a costui asperse un canto, negro di Furia, più cupo di manto. Il sonno si fuggiva, e un occhio insonne all’Inghilterra volse i desidèri, e giòvin rammentava le sue donne e i seduttori inganni e i menzogneri baci alle pieghe dell’agili gonne, e dei suoi campi i recinti e i sentieri, ed egli - un seduttore! - aveva strazio di questo ferro di sangue mai sazio. La recluta pensava al sen materno, e si tingeva di tetra paüra, sonno gli apparve un sepolcro d’Eterno, presagio infausto di cui n’ebbe cura, e intorno il Cielo, il medèsmo, il superno, di Morte tinse l’inquieta Natura, e il fanciullìn tremava inerme, e poscia fu vinto dai sospetti e dall’angoscia. Nel frattempo un messèr col plaid d’un Scoto la cornamusa trillava ai viventi, e gemeva un cantàr, silenzio immoto, funebre nenia dai trilli sgomenti, e cattolico e ligio e pio e devoto e con detti di sacri Sentimenti mesto pregava coll’Ave Maria, gaëlico soffrìr di Poësia. Un cavalier sfiorava il palafreno, e mestamente scorgeva d’intorno, e alla destra teneva un po’ di fieno che l’animàl mangiò di sella adorno, e di questo il mantèl brillava ameno sotto le foglie d’un pioppo e d’un orno, e tranquillo ignorava il suo Destino, se vittorioso - e tanto - oppur meschino. Un soldato scriveva a sua fanciulla, lettera arcana d’un uomo che trema, e sotto il crine d’un’orba betulla forse ne impresse una parola estrema, e l’avvenìr si cadeva nel Nulla, e si tuonava forse un anatèma; e alla fine vi scrisse: «Oh bella addio, senso e speranza di questo cuor mio!», e si chiedeva con la menta avvinta nei tristi sogni del spento tramonto s’ella che abbandonò gli fosse incinta, s’ei il bimbo avesse visto, e fece il conto con quest’attesa di Morte dipinta, e nell’ambascia finì il suo racconto, e di tremore vivente moriva, e il sonno vanamente l’assaliva. Ricordava un galante una canzone che si temprava di suoni d’Amori, il violìn che gridava a un bel verone tra i flauti e i clarinetti e i suonatori, ed era un canto di viva passione, d’alte preghiere e d’insani dolori; ed egli con in man un po’ di vischio la rammentava facendone un fischio. Nella sua tenda con un caporale freddo di cuore e d’animo agitato gli ordini disse un fatal generale che con un detto condannava al Fato le tante gioventù, e all’estro geniale del dèmon suo si piaceva innalzato, e con questo ridìr caddero a mille, vane le speni, e inutili le stille. Òrdin di pattugliare: sì, eseguiti. La ronda ha fatto? Ha intravisto il nemico. I disertori: oramai son smarriti. La batteria: al frumento, al gran aprìco. Gli ordini intesi: certo, e poi capiti, e disse il generàl: «Altro non dico»; e decretava i volèr dell’Inferno, le sante Furie del Ciel, dell’Eterno. A recitàr se n’andava un rosario un povero e straziato cappellano, e pàrvegli che il consuetudinario pregar ne fosse orribilmente vano, e stringendone al petto un reliquario per questi campi scorreva lontano, e tra un’ombra di Morte oscura e oppressa segretamente celebrò una Messa. Adesso un miserabile a una viola spaventato e tremando ed irrequieto disse tra sé una fuggente parola e d’un ruscello si sedette al greto, e tosto caricava la pistola. Ma non ebbe coraggio; e allor inquieto le gesta di Cesare e d’Alessandro dannando, s’attoscò coll’oleändro. Quest’è la Notte dell’accampamento, Luna febbrile di sepolcri immani, dove si regna l’eterno spavento, dove suicìdi si tirano i cani, e questo vespro ne danna al tormento i prepotenti, i guerrieri e i sovrani, e debole la Vita qui si langue, e vi sarà domàn un mar di sangue.
♥ 0 💬 0
© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

Tutte le opere →

Commenti (0)

Accedi per lasciare un commento.Accedi

Ancora nessun commento. Scrivi il primo!