I fiori arrossati del tramonto
Ripartiremo da qui, dalle luci oblique del tramonto
e dalle cure affettuose di schiume
che riparano la baia, nel furore
disarticolato della tempesta.
Che ora batte senza tregua
quel recinto di alghe, che curavo per te
sulle code delle balene sbiancate
per vederti sbocciare i fiori del mare.
Il viaggio comincia dal desiderio celeste
che ci spinge a mangiare il cuore a pezzetti
e spremere la linfa vitale degli alberi
per restare aggrappati alle stesse angosce,
sulla concreta superficie del mondo
ansiosi d’arrivare indenni alla fine del mese.
E tu, ancora, m’incoraggi ad esprimere in versi
le mattanze di maggio, ch’era il tripudio dei pescatori
a ridestare la frenesia alimentare della rotta dei tonni.
Per sputare di rosso le pupille dei naviganti
che hanno crocifisso l’albatros sull’albero maestro
per strappargli il segreto dei coralli
seguendo l’equinozio di primavera.
E che ora rifiutano di calare le loro reti, nel Canale,
per non impigliare scheletri strangolati di pietà
nei fondali proliferanti di locuste
che tramano nell’ombra
succhiando il seme del deserto
dentro aghi di paura piantati nelle vene
spargendo l’arsenico dei pescecani
per accecare l’anima delle folle in superficie.
Dove non è raro scorgere, tra i detriti,
le demagogie mirabolanti dei potenti
in profusi cimiteri galleggianti:
con i morti che si levano ogni giorno
un abito di sangue!
©
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