Uxor
Angela Fragiacomo
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Non mi urtare con le tue cosce d’albero;
non evacuo: ho ingigantito ogni mia sosta.
Potrei eluderti
potrei illudermi di trionfare una vita soltanto,
per le ninfette calpestate dall’acqua, che le partorì.
E se
vendicassi, ogni respiro di quelle? Il loro scuotere puro?
Se Dio le proferì, glabre e bianche come gigli
non per il bastone del vecchio
per il fallo giovane
ma diletto del sole?
Tu albero, tu sterpo
di sotterfugio un lembo di terra
incuneandoti nel mondo.
Pastore senza mandria, gioca le tue monete d’oro.
La vacca munta digerisce doppio
il suo occhio sghembo appiccicato al cane.
Ti ingoio, come il giorno nuovo
di promesse.
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L'autore
Angela Fragiacomo
Gli animali furono imperfetti, lunghi di coda, plumbei di testa. Piano piano si misero in ordine, divennero paesaggio, acquistarono nèi, grazia, volo. Il gatto, soltanto il gatto apparve completo e orgoglioso: nacque completamente rifinito, cammina solo e sa quello che vuole. . L'uomo vuol essere pesce
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