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Spirituali 12 giugno 2015 · lettura 3 min · 1111 letture

La Ballata a un Cavaliere errante

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Non so perché, nell'errar, cavaliere, tu volgi il volto contristato e muto, silenzioso pe'l bosco e pe'l perduto colle, e svanisci all'ombra delle sere. Non hai che un palafreno, e un fulvo manto, la spada al fianco, una lancia alla schiena, e il mento tuo s'allunga a un pelo affranto, la barba bruna e invecchiata; e la vena sanguina trista alla pupilla amena, poiché tu sei uno Spirito qui insonne, scandalo insano d'uomini e di donne, ed è il tuo sguardo falbo come cere. Nascostamente ti seguo, io scudiere, e nel tuo errar ti pizzico il mio liuto. Ma in questi tuoi occhi non t'ho mai veduto, mi sei lontano alle foreste altère. Non so perché, Messèr, sei un pellegrino, ne perché tu rifiuti ogni tenzone che l'uom propone e della cacciagione, né so qual sia l'errante tuo Destino. Ma ho scorse un dì l'insanguinate mani, dita di sangue per Furia d'Amore, e ho visto che il tuo sguardo in fin i cani intenerisce per lungo dolore; e tu d'un feudo eri forse il signore, e or per un monte terribile e arcigno udendo il sol cantar d'un mesto cigno, vanamente t'aggiri, e il tuo cammino lì si lamenta all'ombre d'uno spino, e canta e lagna un'arcana passione che più cortese d'un'ansia canzone ti proferisce un mistero divino. Non so perché hai sguainato la tua lama, e di certo la spingi or nella pietra, e sceso dal destriero e in mezzo all'etra dell'Alpe, siedi e il Sole di dirama. Qui t'inginocchi, e a pregare t'accingi, e la tua lancia cola sangue e umori, e alle tue mani il tuo pianto ne stringi, e implori la pietà per tanti errori, e nei venienti e oscuri tenebrori siamo soli, or tu ed io e il tuo maëstrale, muti e lontani, e presso l'Immortale, e tu ti lagni a una perduta dama. Non so qual sia nel bosco la tua fama, né qual arcano il tuo ciglio penètra. Ma so che adori il suonar di mia cetra, suon che il tuo cuore segreto ricama. Non so che a questo monte tu hai pregato per la campagna che t'allontanava, per il rivale che ti tormentava, e per me, tuo scudiere, e pel mio Fato. Non so che tu ne sanguini perenne, e che il tuo labbro è un soffiar dell’Eterno, e che in te, o cavalier, il mondo è indenne, un rosso fiore d’un nembo superno, e che sei il fuoco che scioglie l’inverno; e tu, che vaghi e sempre e senza meta, per questo, o prode, concedimi pièta, oh tu errante, oh tu l’intemerato! Non so che a questo colle tu m’hai amato, e che dal vespro che qui mi tentava la tua preghiera certo mi salvava; e a te, io scudièr, mi sono avvicinato. Oh me, me sciagurato! Non ho compreso, o cavalier, tuo cuore, tu che sei Dio, e che sei l'errante Amore!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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