480 lettori online · 357.585 poesie · 7.574 autori
La Piazza Entra Iscriviti
S Scrivere Poesie & Racconti
Pubblica
Home Poesie Impressioni
Impressioni 16 giugno 2015 · lettura 3 min · 1040 letture

1815 - Sabato. La Tempesta

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
+ Segui
Canto le tenebre, veli piovani, e l’aspre folgori, grido di cani. Le nuvole si fremono, le piogge cadono, e la Tempesta grida, sospira e geme, e mentre vien la grandine che scende gelida, il Temporàl disfida l’ultima speme: canto quest’ultime ree confidenze, baldanze insipide delle coscienze, l’ultima speme orribile dell’Orco, dèmone, e il fango qui si cresce pel campo nudo, del Mostro che desidera regnar, uccidere, e che il sangue ne mesce a un nappo crudo, canto del calice l’insanguinato vino che còlasi in ode al Fato, l’ultima speme attonita dell’uom di Sàtana, di lui che al tuòn s’estolle e che è un Titano, e le piogge s’infuriano, l’erbe calpestano, l’erboso e tristo colle, e il ciel lontano. Canto dell’Ecate Furia immortale i folli turbini del Temporale. Oh sì! I furiosi nugoli cupi saëttano, e il lor regno è la sera dell’aspro e tetro e tenebroso sabato, un dì fatidico, e i tuoni vanno in schiera, e urlano e dietro canto che scorrono lungo le vie che si tormentano or d’amnesie l’acque fredde, procedono, lente s’infrangono al suolo e in tintinnìo e in tanti umori in spettrali pozzanghere quivi s’ammucchiano, le sentenze d’Iddio, celesti i cori. Canto del Diavolo la bocca: ei beve lassù degli Angioli il pianto e deve chinar lo sguardo tremulo ai tuòn che scoppiano, la sua folle cervìce sempre insistente, e che deve procedere là, verso il bàratro che tanto non gli lice, occhio furente. Canto! Son ràpsodo del suo Destino, del suo crepuscolo, torvo e ferino. Canto l’immobile Furia decisa, la svelta Sorte, i lampi spaccano l’aria, e le risa son della Morte. Dovunque sono i fulmini, empi si grondano, signori del spavento, fuoco sublime, le tende e i campi illùminano, gemendo piovono e trascinano il vento fin dalle cime. Canto le cerule ombre del bosco che s’incupiscono d’un sguardo fosco, e canto i brividi della betulla, e della selva, perenni tremiti tra essere e nulla, piange la belva. Queste Notti promettono saëtte e spasimi, e si crescono i fanghi lungo le rive, e presso le casupole che ancora ignorano i guerreschi fandanghi, lame corrive, e canto il fremito dei contadini che ne patiscono - ahimè, i meschini! - il gelo ch’èrgesi siccome un Mostro, e canto i tocchi di lor che gridano, di pioggia gli occhi. Son Forze irripetibili, e inesorabili, Elementi confusi nel Caos che giunge, le man d’Iddio ne plasmano le posse formide, che premono gli illusi, l’ira li punge. Canto degli Ussari i manti aspersi dal ciel che gròndasi dai nembi tersi. Canto pel fulmine il vincitore inno fatale, canto nel vortice del suo dolore l’ode che assale. S’erge quivi com’Ercole tra l’acque il gran cimiero, ne sfida il cimitero e il ghigno è sempre altèr. Sia lode! Lo ripetono i nuvoli alterati, che reggono i suoi Fati all’anglo granatièr!
♥ 0 💬 1
© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

Tutte le opere →

Commenti (1)

Accedi per lasciare un commento.Accedi
Lory Castiello16 giugno 2015

Che bel parlare e che bel leggere! Una modalità diversa e inusuale di proporre la poesia che trasporta a tempi antichi, fiabeschi, drammatici anche! come andare a teatro ogni sera... Viaggi nella storia e nei personaggi come leggere un libro... Sapientemente espresso. Trovo l'autore un passo avanti. Molti complimenti.