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Sociale 22 giugno 2015 · lettura 1 min · 2663 letture

Atomica

Patrizia Ensoli 1223 poesie pubblicate
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Le foglioline, non ripetono il verde intenso nell’ora del dolore. Un fumo s’alza: boia senza mani scuotendo l’aria di un lenzuolo bruciato che non recita il risveglio. Stupore silenzioso sopraggiunto al tuono penetrata è la condanna, [ non c’è condono ]. Izumi e Yoshi, innamorati sopra al ponte abbracciano le stelle di promesse nei giardini dell’amore, legati ai petali del cielo: nessun lamento, nessuna fronda più allungherà la musa sui tappeti di ciliegio [ nei loro occhi un fischio: bouquet di nozze ]. Soltanto l’ombra resta sul cemento d’Hiroshima una macchia di materia ad un passo dalla vita: scudo umano di una ricchezza senza perdono sul decollo d’acciaio di una Convenzione _ di padre in figlio di figlio in padre _
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Izumi e Yoshi, nomi di pura fantasia. Quando è esplosa la bomba atomica su Hiroshima, una persona era seduta sulla scalinata di ingresso di una banca, in attesa che questa aprisse. Il corpo della persona ha fatto da scudo ai fortissimi raggi di luce ed al calore, i quali hanno parzialmente cotto e fuso solo i mattoni direttamente esposti. Così, "l’ombra" della persona, presumibilmente morta all’istante, è rimasta impressa per sempre sulla scalinata e sul muro.

L'autore
Patrizia Ensoli

Solo una donna, nient’altro

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Commenti (6)

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Ventola raffaele22 giugno 2015

Purtroppo non ho visto il programma ma mi è bastato leggere questa tua poesia per capire la tragedia provocata dalla cattiveria dell'uomo, e la tristezza mi ha pervaso il cuore.

Anna6222 giugno 2015

Dopo ogni guerra o tragedia umana, si allestiscono musei per la Pace, in questo caso una struttura che raccoglie reperti, foto e testimonianze sull'esplosione della bomba atomica. Immagini raccrapiccianti si profilano: brandelli di vestiti, brandelli di pelle che penzola dai corpi ustionati delle vittime più vicine all'ipocentro, ciò che rimane di un triciclo, l'ultimo gioco di un bimbo di quattro anni e molto altro, a ricordarci l'orrore della guerra. Se guardiamo a quello che accade ancora nel mondo, possiamo solo dire che l'uomo non non vuole imparare per seguire le logiche di sopraffazione. Questa dell'autrice è lo sguardo partecipe di chi sente forte il senso di precarietà umana, l'insesatezza e il disorientamento che ne deriva.

Idalgo Visconti22 giugno 2015

Un argomento difficile da tradurre in poesia, ma la nostra autrice ha saputo ben selezionare metafore ed eventi, sottolineando così la tragedia dell'accaduto nel modo più efficace a far scuotere l'animo del lettore...

Francesco Rossi23 giugno 2015

Una poesia che trae la sua ispirazione da un fatto tragico e reale, il verseggiare è di chiara impronta stilistica originale dettato dalla capacità della poetessa di trarre da quello che si osserva un linguaggio che trasmette poesia e in questo caso dispensa cultura e conoscenza.

Paola Galli16 luglio 2015

fa male questa dedica se pur tiene vivo un ricordo che spesso cade nell'oblio, quello di un'indifferenza che ormai la fa da padrona e si impossessa delle nostre anime senza quasi farcene accorgere!

R
Rosafio Giancarlo7 agosto 2015

E' successo ieri (o quasi...) la fine del mondo organizzata solo per una parte di umanità che non aveva scelta se non quella di soccombere nella violenza di un'assurda dimostrazione di forza contro poveri inermi innocenti, bambini donne, malati,.Un esperimento purtroppo riuscito benissimo di come il male possa penetrare così in profondità distruggendo ogni cosa, la vita stessa. Testo della fratellanza, del ricongiungimento, dell'amore perché nessuno vada perduto, disperso nell'infinito dell'inesistenza che non conosciamo, e con la quale dovremo poi fare i conti. Testo del cuore che spazza via le strade dai detriti, che spegne gli incendi dell'esplosione, che ridà i corpi alle ombre sui muri, che svuota l'aereo di un'atomica, che sveglia il pianto.