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Spirituali 23 giugno 2015 · lettura 4 min · 1116 letture

Ode alla Sacra Sindone

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Il duomo è tetro e lugubre, le volte timide, nel silenzio dei ceri giace un lenzuolo, splende un'orrenda immagine di sangue e spasimi, e i lumicini alteri volgono al suolo. La Chiesa è cupa e in tenebre, mesto il Santissimo, piange di strazio e ardore l'ostia che vive nel vitreo tabernacolo che orrido palpita d'un insano dolore, vene sorgive d'un cuore che si sanguina, nel pianto orribile d'una donna che mesta qui non si scorge, e le campane tacciono la nenia funebre, e grida una Tempesta che non s'accorge di quel che i cuori sentono, di ciò che credono, i dubbi, e i Sentimenti, e incauta Fede, e in essa vanno i turbini, si scoppia il fulmine d'un Amor che nei venti ne muove il piede. Sono davanti all'arida seta sindonica d'un uomo crocifisso in Palestina, e ascolto e odo i suoi gemiti, dolor di Martire, e l’occhio mio gli è affisso, guancia divina. Mi prostro a questi brividi che si distendono nel mistero del cuore, nel mare incauto dove l’onde s’infuriano e poi si placano, nel volto dell’Amore un suon di flauto, e gemo al dagherròtipo del sacro termine, della Vita che crea, e che è Infinito, all’ultimo crepuscolo d’un figlio d’uomini, che per la stirpe rea morì smarrito, e piango al santo culmine d’un ineffabile sacrificio del Cielo, Morte feroce, su due travi che alzarono verso le nuvole e al di là del lor velo la santa Croce. Così vedo i drammatici aspri e spasmodici segni dei ferri, e cola immoto e cupo il sangue insopportabile che va a discendere dalle tempie alla gola in pasto a un lupo, i flagelli che gridano al corpo immobile d’un uomo che si spoglia del suo Divino, le spine che si fremono e che colpiscono ogni sua insana doglia, empio Destino, le percosse che gemono, e che impazziscono, la lancia al suo torace, il cuor aperto, gli sputi che si mòrmorano al viso debole, agli occhi della Pace, eterno il serto. Sei Tu! E andasti al patibolo, per questi Popoli, che soffristi l’arcano del Fato tetro, che in molti t’umiliarono, e che t’irrisero, soffrire disumano, fràgil qual vetro, Tu che vincesti l’Erebo, l’Erinni indocili, che ergesti gli Evangeli ai peccatori, Tu, nato da una Vergine docile femmina, Re e Spirito dei Cieli, nembo d’ardori, Tu che ne sei il Paràclito Figlio unigenito, e che moristi ucciso, giovane, e nudo, Tu che governi i nugoli e all’indicibile Padre donasti un viso, nel strazio crudo. Sei Tu! Signor degli Angeli, e di quest’eremi, che il suolo hai battezzato nel sol tuo fuoco, e che proteggi i monaci, e il folle e il misero, l’impuro, e intemerato sospiro, e poco può farti contro il Sàtana, bieco Lucifero, e Tu sei qui, il Signore, Sovrano immenso, Tu che vai oltre la cabala, oltre ogni valico, Tu che sei il Dio, l’Amore; e guardo e penso: quanto son miserabile, e quanto piccolo, condannato al potere di questa terra, al peccato e agli spasimi, e a queste lagrime, e a perenne dolère, e a orrenda guerra. Ma Tu sei qui; e in quest’attimo accorri placido a perdonarmi - e tanto - e a dar speranze, Tu che sulla tua Sindone hai impresso l’iride d’innamorato pianto con tue doglianze. Sia gloria a Te, Re nobile, stirpe di Davide! Gloria sia del tuo Tempio ai Cavalieri! Gloria ai Savoia, legittimi sir di tua immagine! Gloria al tuo strazio, all’empio raggio dei ceri! Amen
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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