Vento
Grazia Longo
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Vento
che spargi la vita
soffiando tra i penduli rami
gravidi di semi e di frutti stantii,
mentre vaghi
errabondo e beffardo
tra gli sterpi riarsi del prima, nel dopo.
Vento,
che in egual modo, semini morte,
cantando ipnotiche nenie tra le onde.
Eppur t'alzi al mattino gioioso
danzando tra le case e sui ponti,
pigolando nei cortili ancor intrisi di notte
t’insinui tra i cardini arrugginiti
di vecchi portoni tarlati
t'infili ancora beffardo,
nelle fessure allargate dal tempo.
Poi furioso,
d'improvviso, t'accendi,
e disperdi,
turbinando e mugghiando di rabbia e dolore,
semenza malvagia
-gramigna-
che infesta ogni spazio
e soffoca i miei piccoli fiori.
Io sono vento.
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Grazia Longo
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