Ritorno ad Itaca

Vele stanche
vuote dei venti
un tempo pieni e forti
torno
con cicatrici ignote
inesistenti prima
ignoto il mio io
e questo me in te
sconosciuto
in quella tela infinita
opaca
sgretolata in eventi
mai intessuta d'attesa
e torno
qui ritorno
ebbro d'incanti
e inganni
specchio del mio tempo
nell'arco teso
di luce e fuoco
contrasto di realtà
misurata e temprata
da canti esausti
occlusi nelle tempie.
E torno
stanco al cielo
e al mare nemico.
Itaca
ritorno.
Perso
non perdente.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Azar Rudif25 giugno 2015
Un mito che non morirà mai perché contiene una verità sull'uomo. L'uomo vive dell'ignoto e della ricerca di ciò che gli è esterno e interno e ritrova se stesso negli affetti che circondano la sua vita. Solo vivendo così non sarà mai perdente come saggiamente citano gli ultimi versi. In questi versi, le immagini di questo ritorno ai propri affetti che di fronte all'ignoto rappresentano la sicurezza, la terra ferma. Itaca che diviene il luogo dove l'uomo ricolloca le sue certezze, ma dovrà ripartire.
