Follia
Gianpiero De Tomi
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Fuorvianti sussurri oltre la parete
non sono certo che sia un'anima perduta
soltanto un raschiare lento e disperato
acquattato nel viscidume della scopa a riposo.
Un tordo vola senza pudore, oltre il balcone
porta un messaggio di malsana vaghezza
caduto inevitabilmente al primo tentativo
nelle siepi che chiudono la vista, le siepi spinose.
Scende la grandine dilaniando la foglia nel vento
un supplizio, un'esecuzione scritta nel cielo
e il ghiaccio riflette la mio volto deformato
frammenti di carne che trovano riposo nel freddo
un cespo d'aconito, una soluzione, l'occulto veleno
solletica la mia lingua, porta la mano verso il desiderio.
Sento i topi dell'intento che scavano
oltre la parete, cercano il tintinnio del cucchiaio
la freschezza del vetro gelato dal tempo
il culmine di ogni urlo, per carpirne la punta
un diamante nero da mettere sul cuore
ad ogni tramonto, prima di cogliere la sonnolenza
prima che lo stiletto affilato s'infili fra le costole:
follia, solo perfida follia, domandarsi
di chi fosse la venata mano o l'occhio maligno
impregnato d'esperienze indiscriminate.
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Gianpiero De Tomi
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