La scia
Giorgia Spurio
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Come i fiori dell’oleandro
inconsapevoli del veleno delle proprie foglie,
il rosa delle incombenze
che non cercano e mi pensano,
e mi penetrano lo spasmo del cielo
negli occhi chiusi delle nuvole.
Come la velocità, la fuga,
della lucertola e la sua sinuosa fragilità,
la ricerca della perfezione tra le mani
e la morsa del biancore che hanno i sogni.
Come i neon, dove racchiusa
c’è la luce di un fulmine, lo sguardo
delle bretelle portate dal sole
sui lidi e i riflessi marini.
E non pronunci parola,
e non dici nulla,
come la luna a cui manca per metà il volto,
e parlerà il buio, al tuo posto
mi tratterrà tra le braccia e la notte,
tra le sere sospese
e le albe partorite dall’orizzonte.
E tra gli attimi nascosti
nei risvolti e nelle pieghe dell’empireo,
tra i sensi trapuntati,
mi donerai la percezione di poterti sentire,
la vista per poter guardare degli zigomi le linee
e le ciocche sulle tempie,
il sapore che hanno i fiori
macerati al sole,
aggrovigliati ai coralli spezzati,
sulla riva delle luci
lasciate dalle cipree.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Rita Minniti4 luglio 2015
Poesia strutturata egregiamente, dal verso impregnato di intenso pensiero. Ogni strofa lascia il fiato a metà tanto è fortemente espresso, tanto è infinitamente bello, da leggere e rileggere per coglierne ogni volta nuove sfumature, magiche sensazioni.

