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Impressioni 8 luglio 2015 · lettura 5 min · 1036 letture

Cantico di un Poeta d'un Fiordo di Svezia

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Tra nevi bianche e indomiti ghiacci, qui, dove si lamenta ai fonti un lupo, e invocando gli Dei, io m’appresto a un’arpa, e mesto io canto i sibilàr dei fiordi. Timidamente a questa Notte e ai fiordi canti inauditi or io concedo all’arpa, la qual qui n’ha doglianze come un lupo, e tanto trema pel gelàr dei ghiacci. Così canzoni sciolgo a questi ghiacci, e ulula intanto da una rupe un lupo. Queste son nenie delle valli antiche, quelle che mi tramandano i Defunti, e i nembi oscuri del ciel dell’inverno. Udite, dunque! Io lamento all’inverno le ghirlande sepolte dei Defunti, e mesto giaccio alle lor tombe antiche. Canto le doglie e le cantiche antiche, e canto i reliquari dei Defunti. Canto ai Vivi e ai Defunti, e canto le canzoni, le più antiche, canto quest’eco per le valli aprìche. Meriggio fosco di Luna nel fiordo, per i monti lontani un corno trilla, e si lamenta a un arboscèl un tordo. Geme lo Scaldo con l’arpa che strilla: le canzoni dell’Ombre di Tuonèla, e l’orizzonte che s’oscura; è lilla. Urla il guerriero di cui l’alma inciela quando spirando ghermisce la Luna, e nel mar si risplende un’orba vela. Ma una fanciulla nella sera bruna alle pietre d’un monte ammira in pianto l’ima convalle e la tetra laguna, e della Notte nel feroce manto ella tempra una nenia, un tristo canto. Canta: l’errante cavaliere biondo che con l’addio l’abbandonava, e duole nel seguìr le sue impronte, e il vagabondo destrièr che fugge oltre l’ombra del Sole. Lagna il Destino tremendo e iracondo, e quasi morta cade all’empie viole, e il cuor s’infuria e giace fremebondo, palpiti infami come aghi di spole; e si smarrisce l’occhio suo profondo per l’ansie e nivee e sempiterne gole. Ella ne piange e al mar indefinito i vascelli ne scruta, e attende invano il sovvenìr dell’Amore smarrito: fors’egli si sta dinnanzi a un sovrano, o forse pur combatte in erme lito, con la Morte nel cuor, la spada in mano. Allor costei qui prega l’Infinito, e il suo messèr si lenisce lontano; ed ella a un nembo arcano e della Luna fioca nell’argento d’Amor ne stringe un mellifluo lamento. Rimembra l’ore del remoto addio, e delle pene e degli strazi il fio, e l’alba che s’ergeva, e il cavaliere che baciàtola e in fiere lente parole fuggiva alla guerra, solitaria lasciàndola alla terra, dove s’infranse d’un bacio l’impronta nell’eco carca d’onta. Ricorda l’abbandono, amaro istante, il suo sguardo su quel del suo incostante uomo di spada, e a rimembràr ha doglia tremante come foglia. Quest’è ballata di colei che muore, colpita dallo strazio e dall’Amore. Nel frattempo qui s’erge un Temporale, e la pioggia si cade al suol norreno, ed ella geme alle Valchirie: «Io peno!», e le lagrime versa al maëstrale. Così gemendo ammira naufragare un legno marinaro, e ai flutti irati l’albe vele sommerge il nero mare, la Runa estrema dei decisi Fati; e ai stral lunari e timidi e argentati ella pensa che su quel legno ei fosse, il cavalier amato, e in tanta tosse avvolta cade del ciel nell’opàle. Grida Dönner, il Fulmine immortale, e la grandine scende a un morto seno, e il spento Amor già fu un fatàl veleno: la cornamusa strilla il funerale. Quest’è ballata di colei che muore, colpita dallo strazio e dall’Amore. Vespro di Morte nel fiordo svedese, il bardo ne declama orba ghirlanda, canto che più d’un giorno al ciel s’estese. La salma giace tra rose e lavanda, e sopra questa è il salce mortuärio, la quercia sacra e spoglia e spasimanda. Quest’è la nenia nel trillàr che vario dell’arpa geme l’estremo Destino: tra le nevi del fiordo è un reliquario. Oh voi, Sublimi, che in Cielo il cammino procedete, oh Valchirie, oh voi che meta siete dell’alme, destriero ferino, oh voi, Fanciulle, cui Morte s’inquieta, abbiate di costei, oh! n’abbiate pièta!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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