Senza titolo
dal basso guardo il vizzo fiore
della monotonia
divenire l'unica luce d'un uomo che precipita,
raggomitolato su d'una noia cangiante,
nella splendente voragine del mistero
s'espande, questo baratro oltre piacente che beffardo mi risucchia e sfavilla,
centellinando respiri mentre l'oceano mi spegne,
io,
labbreggio l'eterno
uno strepito di luce si infrange sugli occhi di una donna caduta in deliquio,
io che la sogguardo,
infine conosco,
l'immane eterno
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