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Morte 10 luglio 2015 · lettura 3 min · 1003 letture

Lamento ai Sepolcri dei Cavalieri

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Oh voi, sepolcri dei cavalier, ceri di falbe fiamme e che alla cattedrale ferocemente sospirate, oh fieri sassi dei mausolei, oh aër spettrale, che gemendo percuoti le Gargolle e dei Demòni le lagnanze e l’ale, voi, tombe dei guerrieri, oh terra folle del cenere, ed estremo e oscuro avello cui la preghiera si tormenta, e molle e scialbo ossame, oh dei salci arboscello che alle ghirlande e alle pietre tu dormi, pianto di lutto, gridàr d’un stornello, oh quanto voi qui v’ergete ed enormi, spettri che scorgo, oh fantasmi deformi! Voi estreme siete le impronte dei spenti Eroi e del Tempo che antico è fuggito, scheletriche sembianze in preda ai venti, e a me gridate le guerre e il ruggito e le vostre tenzoni, e il dolce liuto d’un Trovator che un dì si fu smarrito, e le Furie dei Mori, e il labbro muto delle rapite dame, e gli elmi freschi che ormai hanno il sonno in cuor dell’Assoluto. Oh voi, ascoltate: mi gemo! E i donneschi vostri trofei ne sogno, e i tristi assedi, dove urlaste i valòr cavallereschi. Sento le spade, e i vostri ferrei piedi; e Tu, oh Iddio, a questi il sonno alfìn concedi! Statue di marmo tra i rosoni tetri mestamente contemplo, e un solitario mesto sepolcro risplende tra i vetri. Qui forse si riposa il reliquario d’un Templàr che rapì una bionda ebrea, e il cèner suo coi vermi si fa vario. Ai piè dei sassi non sta un fior, ninfea, né fulve rose, né viole, e anatèmi si disperdono, e un’alma piange: è rea. Non stanno cardi, e nemmèn crisantemi, e questa cattedrale si decade, e tu, oh tu, cavalier, per questo gemi. Queste l’ultime son dei Prodi biade; di tombe oscure sempiterne rade. Oh voi, pallenti, voi muschi che ergete le vostre bave a questo cimitero, e che incompiuti e perenni gemete, voi, pietre orrende, che nel monastero per l’eco ivi espandete ansia di Morte, e voi, voi volte alte di vespro nero che pel cielo ondeggiate anime assorte nell’Erebo del Fato, voi campane che abbandonate urlate al vento, e forte qui percuotete le sembianze vane dei conti e dei marchesi, oh campanile cadente a valle per selve lontane, oh quanto appare il vostro sguardo vile, eterni inverni immemori d’aprile! Siete il suggello d’un Tempo remoto, fuggito e morto, l’ora dell’onore, e tutto in voi si giace ansante e immoto. Siete le nenie dei tornei, e il furore delle Tempeste delle guerre sante, sacro ricordo d’un canto d’Amore. Così tra voi m’aggiro, e in lagne affrante eternamente piango ai vostri ossami, che vestono tuttòr gemme e adamante. Oh voi, voi, siete i caduti fogliami di balde stirpi che l’Odio ha sepolto, gli arazzi d’oro, e d’argento i ricami. Allor davvero mi tormento e molto nel rimembràr del vostro antico volto.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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