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Morte 16 luglio 2015 · lettura 4 min · 1298 letture

Le Lamentanze di Ekaterinburg, ovvero In Morte di Nicola II

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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«Figlioletta che in spasimi ti giaci, ascoltami: tuo padre va a morire, ei fu un tiranno, ma vieni, oh pia, e nasconditi, e dormi placida, sia almèn tuo l’avvenire, gioia e non affanno!». I prodi giunsero, e la famiglia feroci presero, tristi di ciglia. Muti sepolcri giacevano, e nevi di sangue intemerato e di dolore, e putridi sembianti in vesti lievi con le ferite nell’alveo del cuore. Tombe irredente di corpi inumani nella bufera gridàvan, e assorte eran nei volti le larve, e i lontani canti di guerra lodàvan la Morte; e tuttora tuonava a terre prone fulvo e feroce dei prodi il plotone, e al grido dei fucili il sacro alloro d’un Cesare si cadde a un cardo moro. «Figlioletta, l’attonito padre qui s’agita, a te, giòvin nel cuore, bimba adorata, l’empio tuo padre in gemiti tempra le lacrime del nostro vano Amore, stirpe dannata!». Empi ‘l portarono fuor, nel giardino, e li legavano, empio Destino. A terra, e inermi, e trucidati e spenti i cavalieri stàvan d’un Impero, con i capelli alle fauci dei venti, coi mesti volti prementi un sentiero; e di ferro le dame avèan il seno, e di sangue insozzate l’alba veste, e l’eco s’innalzò d’un tetro treno, le truppe oscure, e tremende e funeste. Frattanto in cielo divampava il fuoco che il lor palazzo inghiottì a poco, a poco, e d’un monaco l’ombra s’aggirava, e satanico e torvo ei singhiozzava. «Figlia perduta, esanime vedrai il mio palpito, la madre a terra assorta in sonno eterno; ma tu... tu dormi, e salvati, oh bimba docile! La tua stirpe è già morta, dormi! È l’inverno!». E li bendarono, ed eran vili; e comandavano foschi fucili. Laceri i petti, le guance colpite perpetuamente sanguinàvan. Pianto di nevi le bufere or d’infinite doglie tempràvan, e un funebre canto, e degli estremi e funerei Destini nessuno risparmiò l’empio decreto: corpi morenti di donne e bambini, e un urlo della steppa or fu irrequieto. Ma poco lungi giaceva una culla, e da qui or sorse una bionda fanciulla; e non capendo che fu e dove ell’era ridendo si perdé nella bufera. «Figlioletta, salùtami, è il giorno, l’ultimo; non cercare la mamma, la tua nutrice! Va’ tra le nevi; pòsati sul ghiaccio pallido, e ignora l’empia fiamma, e quel che dice!». «Fuoco!» gridavano i caporali. Così morirono questi mortali. Era innocente, e d’età assai piccina, e tra le nevi ormai s’incamminava, e una vestaglia aveva alba e divina e che tra i ghiacci svelta or s’offuscava, e procedeva, fors’anche all’Ignoto, immemore dei spenti genitori, e nella steppa l’occhio aveva immoto, e si perdeva nei ghiacci in furori. S’allontanava da un reo cimitero, e della Notte disparve nel nero. Forse vaga tuttòr, e forse ride; ma un dì spariva, e mai più non si vide. «Figlia, sono uno Spirito, e vago incognito! Padre son io, figliola, oh Paradiso! Addio, per sempre, un gemito mesto dall’Erebo! Ignora chi Nicola un giorno ha ucciso!». S’alzàvan lacrime di gioia sospetta. Le truppe urlavano: «Morte e Vendetta!».
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In Memoria dello Czar Nicola II Romanov e della sua Famiglia, giustiziati sommariamente dal regime sovietico in data 17 luglio 1918. Ma nulla di politico!

L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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Commenti (1)

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Paola Riccio16 luglio 2015

Oh Russia sconfinata, mio grande amore. Contenta che qualcuno canti degli avvenimenti riferiti alla storia russa. Complimenti per l'evocativo linguaggio che ben descrive il momento drammatico dell'assassinio dello zar Nicola II e della sua famiglia, partendo dalla leggenda che ci potesse essere una sopravvissuta, cosa purtroppo non vera.