Millenovecentottantadue

Pertini che gridava “Siam campioni!”
papà che saltellava nel salone
Francesco che correva con Tardelli
col grido in gola del suo gol più bello.
Che giorno che vittoria caroselli
nei miei sei anni freschi di un’estate
che cantava l’Italia a braccia alzate
fiera orgogliosa e viva come sposa
per tutto il mondo mentre io crescevo
nel sole di quei giorni e mi illudevo.
E proprio quando l’astro ci cullava
nel cielo della magica Madrid
appena un paio di lune e ci svegliava
e il tre settembre riportò l’inferno
col sangue di un suo figlio giù a Palermo
lasciato solo sotto il fortunale
di un mistero da araba fenice
che muore che risorge ed è radice.
Per fortuna il Mike fenomenale
ci regalava un disco eccezionale
e poi si scrisse in mezzo a quel casino:
“Tutto è finito a tarallucci e vino!”
“Ahi serva Italia di dolore ostello”
chiedo perdono a Dante e a tutti voi
e all’anno che è rimasto nel cervello
ma questo mi ricordo di un’età
che mi ha cresciuto in finta libertà.
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Commenti (1)
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Giacomo Scimonelli19 luglio 2015
avevo 11 anni all'epoca e questi versi mi hanno di colpo trasportato indietro... versi chiari, efficaci che trasmettono tutte le sensazioni che l'Autore ha vissuto e tutti i ricordi che ha magicamente conservato nel proprio animo...
