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Sociale 23 luglio 2015 · lettura 2 min · 3262 letture

Si riteneva giusto, quasi santo

Sara Acireale 690 poesie pubblicate
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Un uomo credeva d’essere cristiano diceva di amare Dio, andava in chiesa e si batteva il petto. Dichiarava di non essere razzista ma intanto odiava i clandestini che per vivere vendono accendini. Aveva un bel giardino, un cane e tre gattini che mangiavano carne, pesce e croccantini. Si riteneva giusto, quasi santo in pace col creato e il Creatore La gente lo riteneva gran signore e lui ringraziava con un dolce canto. Vicino alla sua villa viveva un marocchino Non aveva una casa: per tetto il cielo poi una coperta e un pezzo di cartone per coprirsi di notte, nella sua panchina. Le sue mani avanzavano ignare, sentiva il freddo e il buio sulla pelle. Pregava Allah e pensando alla sua terra, piangeva e gli tremava il mento. Fremeva il suo cuore e soffocava in gola il rancore e il risentimento. L’uomo "giusto" passava ogni mattina con sguardo di disprezzo verso la panchina Una notte il barbone fu bruciato da balordi a cui il cervello era saltato Festeggiò il ricco la morte del barbone con fiumi di champagne, nel suo immenso salone Cala il sipario sull’uomo santo e giusto, si è dissolta una coltre di fitta nebbia
#Cane#Cielo#Morte#Egoismo#Cuore
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Purtroppo succede che persone dall'aspetto distinto, dai modi cortesi, riveriti e omaggiati da tutti, sono invece degli emeriti egoisti e ipocriti. Sono persone che ritengono di essere cristiane perché vanno in chiesa la domenica e, magari fanno pure la comunione. Se vedono un barbone però non hanno pietà, sentono puzza sotto il loro "delicato" naso e si allontanano dal poveretto come da un appestato...27 ottobre 2015
L'autore
Sara Acireale

Scrivere è per me VIVERE, non posso farne a meno. La scrittura per me non è terapia e nemmeno una forma di evasione. È qualcosa di più, scrivendo cerco di fare la conoscenza con me stessa. Penso che la poesia sia come un fiore. Il fiore ha bisogno d’ acqua e la poesia di stimoli, di lettura, di confronti... Non si fini

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Commenti (18)

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Umberto De Vita23 luglio 2015

Sicuramente accadrà anche nella realtà, non è soltanto fantasia. Gli uomini sono fatti tanti modi: buoni e cattivi. Una poesia che denuncia un problema sociale attualissimo.

piera tola23 luglio 2015

Versi che portano a riflettere, entrambi devoti alla preghiera, il ricco ringrazia, il barbone implorava, il barbone muore lasciando il terreno fatto di stenti, il ricco rimane tra la coltre di fumo che prima o poi l'inghiotte. Razzismo credo sia una parola grande, forse noi umani dovremmo solo mettere in pratica un po' di più l'amore quello vero che Dio c'insegna ma, il bene materiale e superfluo vincono e, non tutti quelli che si professano buoni cristiani lo sono perché praticano, ci vuole cuore e animo che dimostrino. Ci aspettiamo tanto da chi può, ma è chi non ha, che divide quello che ha, con chi ne ha bisogno. Dimenticavo se siamo tutti fratelli sotto uno stesso tetto, dovremmo dormire tutti in un comodo letto.

Antonella1723 luglio 2015

E coltre di nebbia sia... occorre meditare su questa situazione purtroppo reale.

Grazia Denaro23 luglio 2015

Purtroppo l'egoismo e il razzismo sono di questo mondo. Il ricco guarda con sufficienza il povero, in questo caso era un povero senza casa che viveva sulla panchina coadiuvato da una corda ed un cartone, dei balordi lo bruciano, proprio come è successo nella realtà. Una poesia che dà modo di meditare sulle varie realtà e le loro sfaccettature. Versi che denunciano la cruda realtà. complimenti a questa lirica.

Riccardo Ruschetti23 luglio 2015

Trovo in questi versi un mix evangelico tra la parabola del pubblicano ed il fariseo con quella del ricco Epulone. Traspare forte l'animo sensibile dell'autrice... capace di percepire i drammi di chi è più sfortunato di noi, fino a giungere a quell'epilogo che macchia indelebilmente d'infamità il genere umano. Purtroppo...è meno fantasiosa di quanto si pensi.

Maurizio Trapasso23 luglio 2015

Una lirica che si insinua all'interno della nostra anima... Versi che fanno riflettere, versi che paiono regalare il senso della vita a chi, "parcheggiato in scatole verniciate di fresco", quel senso non ha più... molto bella!!!!

Annamaria Gennaioli23 luglio 2015

Bella, una poesia che ti fa riflettere, letta e riletta per la musicalità delle parole e per la verità che si cela tra di esse, l'ipocrisia ci sovrasta ci cironda e 'uomo giusto quello che appare poi alla fine dice sempre l'ultima parola...

Rosita Bottigliero23 luglio 2015

problema attuale... della malvagità e bellezza dell'animo umano- versi reali e pieni di verità. complimenti

Pagu23 luglio 2015

Un testo importante che induce a riflessioni molto serie. Spesse volte si ha la tendenza a giustificare totalmente le nostre azioni e pensieri, ostinandoci, invece, nel criticare gli altrui comportamenti. Altre ancora crediamo che la giustizia regni sul nostro operare senza renderci conto che si pecca di obiettività. La poetessa ci mette davanti a queste circostanze e fa capire come sbagliare sia tanto facile, quando ci crediamo ciò che, in realta, non siamo. Penso che questa poesia vada letta e riletta assai spesso, perché potrebbe aprirci gli occhi e porci davanti a una realtà che spesso fugge. Complimenti all'autrice... un lavoro da ricordare.

Anna Di Principe23 luglio 2015

E' un testo che fa riflettere... la poetessa versifica su un tema di grande attualità dove il cinismo e il profondo individualismo fanno dimenticare di essere disponibili verso chi è più debole... C'è assenza di solidarietà. ...praticata solo da pochi, purtroppo. La lirica ci pone di fronte a delle vicende e storie, a cui assistiamo ogni giorno... complimenti e grazie alla Poetessa per questa denuncia, che deve far riflettere ognuno di noi.

Azar Rudif23 luglio 2015

Per fortuna la saggezza e la santità si manifestano unicamente con le proprie azioni e non con "l'iscrizione" ad una fede che rimane solo pura teoria. Giustissimi e sacrosanti versi, questi.

Donato Leo24 luglio 2015

Su questa terra nessuno è santo e molti non sono giusti. Il barbone che viene disprezzato dal ricco e che si brinda perché le sue carni sono state divorate dalle fiamme, non è proprio giustizia. E' il comportamento che viene apprezzato. Il razzismo no, siamo figli di Dio e per questo dobbiamo aiutarci uno con l'altro.

Giacomo Scimonelli24 luglio 2015

nessuno è nel giusto e ancor di più un santo... la carità non va di pari passo con la fede a cui si dice di aderire o di credere... contano i fatti ...versi di denuncia che sono un'ottima riflessione per meditare ...apprezzata

Giovanni Chianese24 luglio 2015

Una bella parabola descritta con l'anima è lirica di un'abile maestra sul sociale. Mette a nudo l'apparente fede di un benestante che agli occhi di tanti sembra essere un gran bel signore, buono, caritatevole, un santo diremmo dalle nostre parti ma a quanto pare, alla luce dei fatti, la sua anima, mascherà di bontà, dimostra di essere il diavolo in persona. Da questa brava poetessa c'è sempre da imparare, soprattutto ad amare il prossimo come te stesso, siamo tutti figli di Dio, Lui non ha creato né ricchi né poveri, ma esseri umani.

Massimiliano Moresco24 luglio 2015

Il vivere di certi "santi" è contrassegnato più dall'appartenenza che da un anelito spirituale. spesso la spiritualità la si trova in personaggi che non ostentano il loro essere credenti, non ne hanno bisogno in quanto ne sono talmente pervasi che la vivono come fosse cosa naturale. Trovo la poesia significativa, priva di retorica e con rime belle e non scontate.

Angela Schembri25 luglio 2015

Chi osserva la legge di Dio non osserva la legge dell'"IO". Non vive da lontano i problemi dell'uomo, ignorando o addirittura odiando, perché sarebbe disumano. Quella mano così inutile a "recitare" in Chiesa l'esser cristiano dovrebbe esser tesa ad aiutare i più deboli e soli, a stringere l'altrui mano, con cuore, per alleviar le sofferenze ed infondere coraggio ai veri martiri della società. Bei versi in questa attuale, profonda e sentita lirica che dovrebbe far riflettere. Complimenti, una bella esposizione.

Daniela Zarriello27 luglio 2015

Quanta indiscutibile verità in questo lavoro di forte denuncia da parte della brava poetessa! Vive ancora oggi fra noi il ricco Epulone e anche il povero mendicante che non si chiama più Lazzaro ma forse ha un nome marocchino o somalo. Giù la maschera di ipocrisia, l'egoismo rende ciechi! Una poesia a cui dò il mio plauso!

Cinzia Gargiulo28 luglio 2015

Un racconto di fantasia che rispecchia una realtà amara, un invito per tutti noi a riflettere. Versi apprezzati, letti con coinvolgimento.