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Riflessioni 24 luglio 2015 · lettura 1 min · 2155 letture

Niente di eccezionale

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Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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E’ sbagliato aspettarsi da poesia qualche rivelazione eccezionale, qualcosa che ci porti sulla via di un pensiero segreto e assai speciale. Ciò avviene alcune volte, in rari casi, ma quasi sempre è la poesia soltanto trasposizione degli umani casi, di ciò che tutti vivono ogni tanto. E’ forse il modo dell’osservazione, anticonvenzionale e ricercato, a fare sì che questa produzione possa lasciarci a volte senza fiato.
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Sfogliando il recente e brillante libro di Andrea Marcolongo (non è un uomo, ma una giovane donna!) , "La lingua geniale", ed. Laterza, Bari- Roma, 2016, ho scoperto che gli antichi Greci, pieni di idee e spesso maestri di saggezza, avrebbero approvato il concetto espresso in questo mio lavoro: la poesia non è niente di eccezionale. Alle pagine 95, 96 e 97 si legge: "La parola 'poesia' deriva dal verbo 'poiéo', 'fare' . Lo stesso verbo che significa 'fabbricare', 'costruire' materialmente, artigianalmente. Fare poesia non aveva proprio nulla di 'poetico', per i Greci, almeno così come lo intendiamo in italiano. Era un lavoro come un altro, come il falegname, il marmista, il vasaio. Solo, si fabbricavano 'poesie' . (...) E come vivevano 'economicamente' i poeti greci? Come gli artigiani. Se oggi sei ricco di famiglia, ti diletti a fare tavoli e sedie come ti pare, fai un po' l'artista freak, come Archiloco (...), come Saffo (...), o come Alceo (...) . Se invece sei povero, fai le sedie esattamente come le vogliono quelli che ti pagano. Ad esempio, Pindaro. C'è chi canta ai matrimoni, per denaro. Ai tempi, c'era chi scriveva poesie su commissione. (...) Pindaro fu poi tanto celebrato e tramandato come vate della purezza poetica senza tener conto anche dell''occasione' e della sua specifica 'professione' (...) perché non ci si capiva nulla di quello che scriveva, nonostante la bellezza indiscussa di ogni singola parola utilizzata. "14 aprile 2017
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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (4)

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chrysalis24 luglio 2015

Siamo tutti cosi diversi anche nello scrivere... A volte parliamo dei nostri sentimenti, a volte uniamo un po' di fantasia, altre è fantasia pura. (Per me è così)

Azar Rudif24 luglio 2015

E' la poesia ad essere così strana, a volte, o sono le sensazioni che si cerca di trascrivere che sono talmente strane da essere lontane dal linguaggio parlato ed allora si ricorre ad uno stile che cerca di lasciare senza fiato. Apprezzata definizione dello scrivere in versi.

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luca muzzioli3 agosto 2015

Caro Antonio, secondo me non è vero che è sbagliato aspettarsi qualcosa di eccezionale da una poesia. E non è il modo anticonvenzionale o ricercato dell'osservazione a togliere il fiato. A togliere il fiato è sempre il superamento di una siepe. Quella che "da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude". Oltre l'ostacolo, oltre i limiti dell'uomo e del suo raziocinio, c'è lo sterminato mare della poesia, un mare aperto a tutti, con le sue rivelazioni che diventano eccezionali quando un cuore riesce a parlare a un altro cuore. Io la chiamo "trascendenza" perché ha poco di umano. E forse è una delle poche prove dell'esistenza di Dio.

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rob ponzani15 aprile 2017

...il suo scritto descrive perfettamente cosa è una poesia. Niente rivelazione ma neanche banalità. Una originalità che lo distingue da tutti oltre che una capacità di osservazione e di critica che fa la differeanza tra chi come lei scrive poesie e chi scrive... scrive soltanto banalmente