L'Ultimo Cielo

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Canto malinconico dal quale sembra osservare la sua esistenza senza abbandonarsi allo sconforto. Ad una prima visione potrebbe sembrare una considerazione amara e senza speranza ma io credo che sia la necessaria presa di coscienza di ci che di bello si è vissuto e mai più può tornare. Vi leggo inoltre quella distanza da sé capace di analizzare il momento senza farsi travolgere. Quella capace di lasciarsi indietro il passato per iniziare una nuova vita.
E' un rivedere la propria vita, un mettere in discussione i propri punti fermi; ché il sperare che un sentimento potesse essere eterno non ha avuto riscontro. Fra i versi fa capolino la nostalgia per un tempo in cui desiderio e passione vibravano all'unisono in petto, ma prepotente si affaccia la consapevolezza che quel tempo non potrà più tornare. La chiusa non lascia scampo. Lirica molto lucida, che non trascura nulla nel suo incedere: i presupposti, gli intenti, il ricordo, il disicanto e la capacità e la voglia di ricominciare
La sofferenza di un amore finito, perso fra i passi della vita é lancinante è disperato. Ma come tutte le cose terrene, belle o terribili, ha il suo ciclo e finisce. Prontamente quindi é doveroso per se stessi aprire le porte alla speranza di un nuovo giorno perché la vita stessa lo reclama.
Canto della disperazione, il nostalgico ricordo, elettrizza nel buio di un presente immagini di un amore congelato da tempo. Malinconico e dominante il silenzio di uno stato d’animo, cristallizzato dal dolore, riverbera inesorabile nell’innesco di una riflessione, risultante di una costatazione. La vita è una parabola lanciata nell’universo, tre punti le mete che l’intersecano, uno di questi, che scorre sul decrescente pendio, è l’illusione dell’immortalità del sentimento amoroso. Bella lirica con contenuto e originalità da incorniciare. Più che meritate le rime scelte.
Un sentimento che si infrange sugli scogli del quotidiano, appare lontano il tempo in cui "adagiavo il mio battito scarlatto sul tuo" ora tutto è avvolto dalla tristezza, plumbea malinconia e lune tristi in un nido divenuto di ghiaccio... sembra quasi un crogiolarsi nel dolore da cui non si vuol venire fuori...(a volte la sofferenza ci fa di questi assurdi scherzi) ma il guizzo arriva... ed è nella consapevolezza che nulla ci è dato di eterno... e il dolore diviene una sorta di punizione per il nostro umano ardire ma il domani è là a pochi passi, domani saremo già in altri respiri. Bellezza di immagini e intensità del sentimento fanno vibrare i versi e il lettore non può non riconoscersi in essi. Chi non ha mai provato simili profonde sensazioni?
nostalgica, triste e amara... versi che arrivano al cuore del lettore... molto belle e suggestive le metafore utilizzate per rendere nitide le proprie sensazioni... complimenti
E continuerà ad osservare quel cielo plumbeo e “amerà il cantico delle Lune tristi” che a volte ci sussurra aiuto... Preghiere non spente tra le mani cariche di malinconia e di amore... amore per quella sensazione che ancora aleggia tra le spine stese sulle pareti del cuore... dei baci avuti… ricevuti... incarnati nelle speranze di ricordi... lottando ai margini di un ignoto addio... equilibrista di un non si sa perché…e come … andare avanti senza cadere giù... Scorrono e rimarranno i ricordi come immagini tremolanti di un vecchio film tra ombre e misteri... nelle giuste e poetiche immagini… Molto apprezzata…







