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Home Poesie Dialettali
Dialettali 2 agosto 2015 · lettura 1 min · 1557 letture

U me Paisi (li vivi e li morti)

Michelangelo La Rocca 413 poesie pubblicate
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Ogni vota ca ti vegnu a trovu non c’è mai nenti di novu. Senza travagghiu non c’è avviniri, a la me genti tocca suffriri. Tanti sinni eru o cimiteru, c’ormai è un Paisi, un Paisi veru. C’è me nanna ca m’arricordu comu fussi ora quannu la stati iva a truvarla fora. Nun mi pozzu scurdari quanti fastuchi mi fici mangiari. C’è me patri ca puru doppu a morti lu so trinciatu, chiddru forti, si fuma biatu. C’è me matri ca di ncelu mi talia, sugnu sicuru c’ancora pensa a mia. Un Paisi nun è fattu sulu di casi, di strati, di chiazzi, di quarteri. E’ fattu di cristiani ncarni e ossa, chi ti stringini li mani, t’abbrazzanu, ti vasanu, ti vonnu beni. Nun ti canusciu Paisi miu, nun ti vegnu a trovu filici e cuntenti: di zzoccu c’era prima ora nun c’è cchiù nenti!
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Coloro che hanno commentato questa poesia hanno colto nel segno, la poesia è connotata dalla tristezza che si prova quando, ritornando nel proprio paese natio, non si trovano più i propri affetti ed i propri valori, quelli veri e genuini di una volta!14 novembre 2015
L'autore
Michelangelo La Rocca

Sono nato a Raffadali (AG) il 4/5/56 e nel ‘74 ho conseguito la maturità classica presso il liceo Empedocle di Agrigento. Appena diciottenne mi sono iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo presso la quale mi sono laureato nel 1978. Ho subito vinto il concorso per Segretari Comunali ed a soli ventitrè ho iniz

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commovente e sentita. Un caro saluto, Michelangelo (Giacomo Scimonelli)

Commenti (3)

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Sara Acireale2 agosto 2015

I piccoli paesi siciliani cambiano in peggio: il lavoro sembra essere diventato un'utopia, in ogni dove si nota degrado e il Poeta si rattrista di tutto questo. Vorrebbe trovare un paese ricco e fiorente e invece... In questo suo viaggio ritrova i vivi e anche i morti, il padre e la madre che dal cielo lo guardano e lo proteggono.

Angela Schembri2 agosto 2015

Toccanti e bellissimi versi in vernacolo che raccontano la tristezza che si prova quando si ritorna al paese natio e vi troviamo l'assenza degli affetti più cari che sono venuti a mancare e ancora tanta amarezza per un futuro che non vuole splendere sulla nostra bellissima terra di Sicilia. Ogni anno vi è il ritorno felice alle nostre radici, ma ci scontriamo con questo senso di abbandono, da noi non voluto ma da altri deciso, vissuto da compaesani, dai giovani senza alcuna opportunità di restare in futuro, con un destino di emigrazione già segnato sulla pelle. Eppure la Sicilia è troppo bella e "ricca" per "dover" essere abbandonata.

Giacomo Scimonelli12 ottobre 2020

Posso solo immaginare le emozioni che si provano nel ritornare nel proprio paese natio. Ogni volta c’è gioia e dolore. Noi siciliani, forse più di altri, sentiamo particolarmente la lontananza... sentiamo una necessità irrefrenabile di ritornare dove siamo cresciuti. I cimiteri diventano veri e propri paesi e chi resta è avanti con gli anni... realtà come quelle descritte dal bravo autore sono evidenti in alcuni piccoli centri siciliani. I giovani vanno via e chi resta stringe i denti e chi muore porta con se ricordi lontani... il lavoro? solo utopia... roba per i più fortunati. Versi in lingua siciliana che regalano emozioni. Nun cancia nenti... sempri duluri e suffirenza, pì cu resta e pì cu tonna... ma a lu Paisi s’atturnari pì forza...