A conca
Salvo Scamporrino
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Quannu u friddu traseva nte casi,
ne scialli, ne cupetti abbastavunu:
s’addumava a conca e, quasi quasi,
quattr’alivi nta ciniri si ci ittavunu,
tutta a famigghia attornu attornu,
na dda stritta stanza s’accucciava,
quariannusi i so manu u nonnu
pianu pianu i sturielli cuntava,
poi a vastedda ri casa a feddi
si tagghiava pi falla scaffata,
cussì mangiavunu i puviredddi:
na para d’aranci fatti a ‘nsalata.
Traduzione
Il braciere
Quando il freddo entrava nelle case
ne scialli, ne coperte bastavano
si accendeva il braciere e nel frattempo
quattro olive nella cenere si gettavano
tutta la famiglia intorno
in quella stretta stanza si stringeva
riscaldandosi le mani il nonno
lentamente raccontava le storie
poi il pane di casa a fette
si tagliava per fallo abbrustolito
così mangiava la povera gente
un paio di arance fatte ad insalata.
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L'autore
Salvo Scamporrino
Nato in terra di Sicilia nel 1960, scrivo solo per passione e per comunicare ciò che sento o percepisco. Ogni idea o sentimento che viene esternato in qualsiasi forma va sempre accettato per quello che è. Criticare e giudicare è soltanto un punto di vista. Con questo spirito bisogna leggere e SCRIVERE.
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