Il campanile di Riva
Alessandro Porri
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Batte come martello su incudine
segna elevato il tempo che vizza,
incalza e corre dietro ai quarti
tace rispettoso solo della notte.
Svetta nella piazza tre Novembre
fiero celebra il Tricolore di Trento
osa lì marchiando da centinaia di stagioni
patendo sempre un poco in ritardo.
Da presso tremi, rispetti magnificenza e storia
e proprio ora un terremoto, ma Lui immobile.
Sembra ridere guardando tutto da lassù
ci schernisce, siamo essere fugaci al suo cospetto.
Voglio cogliere come campanile o torre
voglio godere della sua vista
smonto l’indugio e vado,
sono dentro come un quadro di Escher.
Giro su me stesso infinite volte,
arrivo in alto ad accogliermi il vento.
L’affaccio timoroso fa tremare le gambe
A trentaquattro metri il mondo è diverso.
Pensavo di afferrare tutto da quassù,
credevo si schiarissero gli incerti.
Il lago sfavilla di luce obliqua
sembra tutto stranamente trattenuto.
Non riesco a comprendere nulla
sembra un formicaio disordinato
traiettorie incomprensibili
tutto attorno vento, irreale silenzio.
Le voci i rumori non arrivano
tacciono gioie dolori urla e sorrisi
una foto scolorita e immobile
un paesaggio seducente e piatto.
Un verso di campana mi eleva dall’ipnosi
e tutto si fa chiaro.
Per comprendere l’uomo
devi scendere e sporcarti le mani.
Devi impastare sangue e miele
ruggine ed oro.
Il campanile centenario
Maestro, ha insegnato ancora.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Alessandro Porri
Nato a Roma, 48 anni fa. Amo ogni forma d'arte che mi permetta di esprimere ciò che sento (spero non si offendano i veri artisti), scrivo, dipingo, suono. Amo descrivere ciò che vedo attorno a me, spesso vengo folgorato da un'immagine o da una semplice sensazione, in generale qualsiasi cosa capace di darmi o togliermi
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