Il mio purgatorio
Cristiano De Marchi
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Sempre d’attimo vive l’anima
trasmigrata tra lingue di vento,
limbo definito di stallo,
e miriadi di lapidi incise d’argento.
Prati dipinti in asettiche sale
pazienti in dolore
sommessi nel canto
vivono,
nell'arco d'attesa,
solitari cuori,
con sorella morte sospesa.
Pregano in etereo corpo
nutrie d’iperbole
avvolte da un manto.
Eterni sono i giorni privi di sole
trascorsi con neri sospiri d'amore,
mentre lento è il vagare
tra flebile luce d'invertito colore.
Canta l’anima un soggettivo presente,
così io,
colpevole uomo,
attendo il tempo espiatorio
unico, patetico mio purgatorio.
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L'autore
Cristiano De Marchi
Commenti (3)
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zani carlo22 agosto 2015
Più che di fantasia io avrei visto questa poesia come profonda introspezione... la propria anima che non riesce ad essere tranquilla e quindi vaga ...come in un limbo... che è la vita stessa.
carla composto22 agosto 2015
anch'io vi leggo una profonda introspezione seppur arricchita da fantasiose immagini... un'analisi attenta del percorso dell'anima... sermpre btavo ed attento il poeta in queste liriche impegnative ...il mio elogio
Daniela Zarriello22 agosto 2015
"Eterni sono i giorni privi di sole trascorsi con neri sospiri d'amore" credo che questo sia già un purgatorio, non poter dare e ricevere, stare sul filo dell'attesa per non aver saputo cogliere il momento, mentre il tempo finisce.



