La notte del pianto
Patrizia Ensoli
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Sorridevi
sui vetri opachi affacciati alle spalle dei giardini
e rubavi il fiato alle nuvole
nel breve viaggio, creazione nuova
di una terra senza schiamazzi.
Accenno d’azzurro unito al tempo,
sopravvissuto sul fondo degli abissi
e giù giù: stelle luna, sole (sorrisi spenti) .
Dove tutto è compiuto
quella croce:
rimorsi, pentimenti
inutile osmosi di una conoscenza.
Vedi? neppure la memoria ha il pianto
e non s’innalza a rinverdire le radici ormai spezzate:
quest’inutile senso sulle aurore.
Disillusa la speranza, strappata la ragione
mi dico: cosa vuoi che sia
e resto, a scalfire l’ultima luce d’oro
setacciata nelle pagine di storia
ancora per poco, cercando speranza.
©
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